Teologia Razionale e Dimostrazioni Teologiche
In questa profonda ignoranza e oscurità, tutto ciò di cui l'umanità dispone è l'essere scettici, o quantomeno cauti; e non ammettere alcuna ipotesi, qualunque essa sia; e meno di tutte quelle che hanno il sostegno di un'apparenza di probabilità. David Hume
Premessa
La teologia razionale (o teologia naturale o teologia filosofica) è un ramo della filosofia (filosofia della religione) che studia l'ipotesi Dio dal punto di vista puramente razionale, cioè indipendentemente da una ipotetica rivelazione soprannaturale di Dio.
Molti pensatori credono che l'esistenza di Dio possa
essere stabilita tramite prove razionali o naturali, ma altri
sostengono che non si può addurre alcuna prova razionale
soddisfacente dell'esistenza di Dio. Tra questi ultimi, alcuni
pensano che una prova soddisfacente sia impossibile perché l'oggetto
in questione non esiste; altri ancora concludono che le difficoltà
rintracciabili in tutte le prove sono dovute alla natura
dell'argomento, che forse si trova al di là delle nostre capacità
razionali. Di fatto, le tre prove classiche dell'esistenza di Dio
che la teologia razionale propone (prova teleologica, prova
cosmologica, prova ontologica) sono confutate in quanto indebiti
passaggi dal piano logico a quello ontologico e/o paralogismi della
ragione, come ampiamente argomentato da David Hume
(1711-1776), Immanuel Kant (1724-1804) e Bertrand Russell
(1872-1970), rispettivamente in
Dialoghi sulla religione naturale (1779, pubblicazione postuma), Critica
della ragion pura (1781) e Perché non sono cristiano
(1957).
In questa sezione ho raccolto alcune tipiche
dimostrazioni teologiche, comprese alcune argomentazioni usate
per giustificare la fede religiosa (la scommessa pascaliana)
e altre ancora usate per giustificare l'ateismo e/o l'agnosticismo.
Il lettore scelga l'argomentazione più convincente, la questione è
aperta.
Affirmanti incumbit probatio. La prova spetta a chi afferma. Locuzione Latina
La scommessa di Pascal, la Montecarlo celeste *
(* Analisi a cura del Prof.
PIERGIORGIO
ODIFREDDI tratta da Il Vangelo secondo la scienza. Le
religioni alla prova nel nove, Einaudi, 1999)

Blaise Pascal (1623-1662)
In uno dei Pensieri, intitolato Infinito,
nulla, Pascal ammise che nelle questioni religiose la
ragione va poco lontano, poiché «c'è di mezzo un caos infinito», e
che conviene rivolgersi a sentimenti meno nobili quali l'utilità e
il guadagno.
Egli inventò quella che, per ironia della sorte, viene oggi chiamata
prova morale dell'esistenza di Dio, e che consiste nel far divenire
la teologia una bisca in cui si gioca un gioco d'azzardo: una
scommessa (testa o croce?) sull'esistenza di Dio.
Valutiamo i vantaggi e gli svantaggi nello scommettere che Dio esiste. Consideriamo le due possibilità. Se vinci, vinci tutto; se perdi, non perdi niente. Non esitate, allora, a scommettere che Lui esiste. Blaise Pascal
Ci sono quattro casi possibili:
Se si scommette che Dio esiste e si vince, si ottiene il paradiso; se si perde, si spreca la vita.
Se si scommette che Dio non esiste e si vince, ci si gode la
vita; se si perde, si finisce all'inferno.
Ora, paradiso e inferno sono rispettivamente una vincita e una perdita infinita, mentre una vita goduta o sprecata sono rispettivamente una vincita o una perdita finita. La scommessa che Dio esista contrappone dunque una vincita infinita a una perdita finita, e quella che Dio non esista una vincita finita e una perdita infinita: da un punto di vista di puro guadagno, è chiaro che conviene scommettere sulla prima (esistenza di Dio).
Da un punto di vista teologico, la furberia di Pascal è squallida: ogni Dio che si rispetti dovrebbe infuriarsi più con un fedele che crede per convenienza, ma senza convinzione, che con un infedele che non crede per mancanza di convinzione, nonostante la convenienza.
Da un punto di vista matematico, l'aspetto più evidente del testo di
Pascal è che egli confonde la probabilità che un evento accada, con
l'utilità a esso associata: il che mostra che la teoria della
probabilità da lui inventata, insieme a Fermat, era ancora in fase
di gestazione. E tale rimase a lungo, se ancora nel 1713 Jakob
Bernoulli poteva proporre il seguente paradosso: supponiamo che esista un casinò, come si dice sia effettivamente
esistito al tempo di Pietro il Grande a San Pietroburgo, che
permetta di giocare qualunque gioco d'azzardo, in cambio di un
prezzo d'entrata. Il casinò può ad esempio permettere a un giocatore
di giocare a testa e croce con una moneta, raddoppiando la vincita
fino a quando esca testa per la prima volta. Il problema è: quanto deve essere disposto a
pagare un giocatore, per poter partecipare al gioco?
Agli inizi della teoria della probabilità, si pensava che una
possibile misura dell'aspettativa di guadagno in una data situazione
fosse il prodotto del guadagno ottenibile per la probabilità di
ottenerlo: una misura dell'aspettativa di guadagno totale sarebbe
allora la somma delle aspettative di guadagno per ogni possibile
situazione.
L'eccitamento che un giocatore d'azzardo prova quando fa una scommessa è pari alla somma che potrebbe vincere moltiplicata per le probabilità di vincerla. Blaise Pascal
Poiché, nell'esempio del casinò, a ogni
giocata il guadagno si raddoppia ma la probabilità di arrivarci si
dimezza, l'aspettativa di guadagno a ogni tiro è sempre la stessa:
l'aspettativa di guadagno totale è dunque infinita. Il giocatore
dovrebbe allora essere disposto a giocarsi tutto ciò che ha per
poter partecipare: il che contrasta con l'ovvia osservazione che più
egli paga per giocare, minore è la probabilità che egli riesca a
guadagnare più di quanto ha pagato.
La soluzione del dilemma sta nel fatto che il valore del denaro non
è assoluto e dipende invece da quanto se ne ha: una stessa somma
vale tanto per chi ne ha molto meno, e poco per chi ne ha molto di
più. Per calcolare l'aspettativa di guadagno si deve dunque
moltiplicare la probabilità non per il guadagno effettivo, ma per
quanto esso vale per il giocatore, cioè per la sua utilità:
supponendo ad esempio che l'utilità decresca in maniera logaritmica,
il guadagno totale cessa di essere infinito per diventare molto
piccolo, e il paradosso scompare.
Volendo cercare di ricostruire razionalmente l'argomento di Pascal,
conviene oggi ricondurlo più alla teoria dei giochi che a quella
delle probabilità. Considereremo allora un gioco a due giocatori,
rispettivamente Dio e l'uomo, il primo dei quali ha la scelta se
rivelarsi o no e il secondo se credere o no.
Il ragionamento di Dio, per quanto si può desumere dalle Scritture,
è il seguente. La cosa migliore è che l'uomo creda, meglio senza
rivelazione, ma se necessario attraverso essa: infatti, «beati sono
coloro che non hanno visto, e hanno creduto» (Giovanni, XX, 29), ma
«se non vedete segni e prodigi, voi non credete» (IV, 48). Se però
l'uomo sceglie di non credere, la cosa migliore è che lo faccia in
mancanza di rivelazione, perché sarebbe la sua rovina se egli
rifiutasse di credere anche di fronte alla rivelazione: «Chi non
crederà sarà condannato» (Marco, XVI, 16).
Il ragionamento dell'uomo si può invece riassumere nel seguente
modo. La cosa migliore è che Dio si riveli e l'uomo creda, la
peggiore che Dio si riveli e l'uomo non creda. Il problema sta
dunque nel decidere che cosa fare nel caso che Dio non si riveli, e Pascal suggerisce appunto che sia meglio credere.
La teoria dei giochi considera un'opzione irrinunciabile (in termini
tecnici, dominante) per un giocatore, se essa è preferita qualunque
sia il comportamento dell'avversario: non seguirla sarebbe
irrazionale, visto che la si preferisce in ogni caso.
Non rivelarsi è irrinunciabile per Dio: se l'uomo crede avrà più
merito e se non crede avrà meno demerito. Un Dio razionale che abbia
le preferenze che abbiamo appena descritto non deve allora
rivelarsi: poiché tali preferenze sono state dedotte dal Vangelo, il
suo protagonista non può essere un Dio razionale, e dunque Cristo o
non è Dio o non è razionale. Entrambe le alternative sembrano
possibili: da un lato, egli stesso non ha mai affermato direttamente
di essere Dio, ma solo di esserne il figlio (cosa che, ci dicono,
dovremmo essere tutti); dall'altro lato, la teologia irrazionale è
appunto una variazione sul tema dell'irrazionalità del
cristianesimo.
Naturalmente, è possibile che ci sia un altro Dio razionale, ma se
c'è non verremo mai a saperlo, perché la sua razionalità gli
imporrebbe appunto di non rivelarsi. Questa conclusione è in accordo
con il pensiero di Pascal, o almeno con quello intitolato Dio si è
voluto nascondere (565), che afferma: «Ogni religione la quale dica
che Dio non è nascosto non è vera, e ogni religione che non dia
ragione di ciò non è istruttiva». Il che conferma il Vangelo secondo
Giovanni (I, 18): «Dio non l'ha mai visto nessuno». Credere è invece
irrinunciabile per l'uomo, se si accetta la posizione di Pascal: se
Dio si rivela è impossibile non credere, e se non si rivela si
rischia di meno a credere. Ma la posizione di Pascal non è l'unica
possibile, visto che persino un apostolo, Tommaso, preferiva quella
contraria: «non ci credo se non ci metto il dito» (Giovanni, XX,
25).
Nel caso di Tommaso, credere non è irrinunciabile per l'uomo, perché
nel caso che Dio non si riveli è meglio non credere. E neppure non
credere è irrinunciabile, perché nel caso che Dio si riveli è meglio
credere. Non ci sono allora comportamenti irrinunciabili per l'uomo,
in questo caso.
La scommessa di Pascal si è dunque rivelata un cinico bluff
teologico, come hanno notato in molti: da William James, che in
Volontà di credere la definisce «un argomento da ultima spiaggia»,
ad Antonio Gramsci, che nei Quaderni dal carcere parla di «una
religione che si vergogna di se stessa». Lo stesso Pascal l'aveva
sospettato, d'altronde, visto che nel suo argomento esortava a
convincersi non con l'aumento delle prove dell'esistenza di Dio ma
mediante la diminuzione delle passioni:
Seguite il metodo con cui altri hanno cominciato: facendo cioè ogni cosa come se credessero, prendendo l'acqua benedetta, facendo dire messe, ecc. In maniera del tutto naturale, ciò vi farà credere e diventare delle bestie [vous abêtira].
Bella conclusione, questa, che gli editori di Port-Royal non osarono neppure riprodurre, visto che effettivamente non può che far imbestialire. Fonte: Piergiorgio Odifreddi, Il Vangelo secondo la scienza. Le religioni alla prova nel nove, Einaudi, 1999
Complementi
LA
SCOMMESSA DI PASCAL: CREDERE O NON CREDERE?
PROVA
MORALE DELL'ESISTENZA DI DIO
Gli argomenti portati a favore dell'esistenza di Dio sono moltissimi, ma pensavo e penso ancora che sono tutti non validi, dal primo all'ultimo, e che nessuno avrebbe mai accettato argomenti simili se non ispirato dal desiderio di credere alle conclusioni. Bertrand Russell
Dimostrazione teologica di Vincenzo Flauti
Il matematico italiano Vincenzo Flauti (1782-1863) pubblicò la Teoria dei miracoli, una dimostrazione matematica dell'esistenza di Dio. (cerco ulteriori informazioni)
Dimostrazione teologica di Auguste Joseph Alphonse Gratry

Auguste Joseph Alphonse Gratry (1805-1872)
A. J. A. Gratry afferma il potere della ragione di provare l'esistenza di Dio, lo strumento utilizzato è la dimostrazione per induzione, vale a dire: «Uno dei due procedimenti della geometria, che corrispondono ai due procedimenti generali della ragione (l'induzione e la deduzione). E' il procedimento infinitesimale, applicato non più all'infinito geometrico astratto, ma all'infinito sostanziale che è Dio» (cit. A. Largent, Gratry, DTC, vol. VI, col. 1759). L'idea di applicare il calcolo infinitesimale per dimostrare l'esistenza di Dio procurò a Gratry non poche critiche. Quando, nel 1872, pubblicherà il Piccolo omaggio della scienza alla divina eucaristia, Francesco Faà di Bruno (1825-1888) cercherà di mostrare come non ci sia contrasto fra religione, filosofia e scienza, modi diversi di accostarsi all'unica verità e, per chiarire il mistero eucaristico, si appellerà alla teoria fisico-filosofica del dinamismo leibniziano (cit. Caramello, 1960, Presentazione, pp. 22-28).
Egli (A. J. A.
Gratry) pretendeva dimostrare matematicamente che Dio, ossia
l'infinito, può creare qualche cosa dal nulla, ossia dallo zero.
Infatti, egli diceva: A/0 è il simbolo matematico dell'infinito,
moltiplicandolo per zero si ha 0/0 che è il simbolo
dell'indeterminazione, ossia che rappresenta un valore qualunque.
Tuttavia Barthélemy-Prosper Enfantin (1796-1864), pur trovando ingegnosa assai la dimostrazione
faceva rilevare come il Gratry concludesse con essa appunto il
contrario di quanto si era proposto dimostrare, poiché ammetteva che
per creare qualche cosa (ossia 0/0) con zero, Dio dovesse già essere
in possesso di A ossia di una quantità determinata.
Fonte: Italo Ghersi, Matematica dilettevole e curiosa, Hoepli, 1988
Dimostrazione teologica di Aldous Leonard Huxley

Aldous Leonard Huxley (1894-1963)
Conosci la formula: m fratto zero uguale infinito, dove m è un qualunque numero positivo? Bene, perché non ridurre questa equazione a una forma più semplice moltiplicando entrambi i membri per zero? Nel qual caso si ha m uguale a infinito per zero. Vale a dire che un numero positivo è il prodotto di zero per infinito. Ciò non costituisce una dimostrazione della creazione dell'universo dal nulla a opera di una potenza infinita (ovvero Dio)? Argomentazione praticamente identica a quella del Gratry, precedentemente illustrata. Fonte: John D. Barrow, Da zero a infinito. La grande storia del nulla, Mondadori, 2005
Dimostrazione teologica di Jorge Luis Borges

Jorge Luis Borges
(1899-1986)
Dio c'è, argomentum ornithologicum: una dimostrazione matematica dell'esistenza di Dio basata sulla numerabilità dei numeri naturali e su uno stormo di uccelli che, d'improvviso, si alza in volo. L'umorismo per assurdo di Borges: chiudo gli occhi e vedo uno stormo di uccelli. La visione dura un secondo o forse meno; non so quanti uccelli ho visti. Era definito o indefinito il loro numero? Il problema implica quello dell'esistenza di Dio. Se Dio esiste, il numero è definito, perché Dio sa quanti furono gli uccelli. Se Dio non esiste, il numero è indefinito, perché nessuno poté contarli. In tal caso, ho visto meno di dieci uccelli (per esempio) e più di uno, ma non ne ho visti nove od otto né sette né sei né cinque né quattro né tre o due. Io ho visto un numero di uccelli che sta tra il dieci e l'uno, e che non è nove od otto né sette né sei né cinque, eccetera. Codesto numero intero è inconcepibile; ergo, Dio esiste. Fonte: Jorge Luis Borges, L'artefice, Adelphi, 1999
Quelli che cercano la verità, ma non la verità del dogma e dell'oscurità, ma quella che viene dalla ragione, dalla ricerca, dalla verifica e dall'indagine, hanno bisogno di disciplina. Perciò la fede, per quanto benintenzionata possa essere, deve basarsi sui fatti e non sulla fantasia: la fede nella fantasia dà false speranze che devono solo essere condannate. Thomas Alva Edison
La dimostrabilità
dell'(in)esistenza di Dio di Roberto Vacca e George Boole *
(* Analisi a cura dell'ingegnere
ROBERTO
VACCA tratta da Dio e
il computer, Bompiani, 1984)

Roberto Vacca (ingegnere)
Qualche tempo fa in una apparizione in TV accennai alla possibilità di dimostrare per via matematica che Dio non esiste. Molti mi scrissero per saperne di più. In realtà, la risposta si trova in Dio e il Computer (Bompiani 1984), un romanzo in cui immagino che papa Giovanni XXI (1276-1277), al secolo Pietro Ispano (1205-1277), avesse dimostrato la non esistenza di Dio. Per questo sarebbe stato ucciso da un cardinale che fece crollare il palazzo papale di Viterbo (è fatto storico che morì per le ferite riportate in quel crollo e in agonia cercò un suo libro perduto: «Quid fiet de libello meo?»). Riporto nella seconda appendice al mio volume la dimostrazione apocrifa che attribuivo a questo papa. Giovanni XXI è il solo papa che Dante metta in Paradiso e sulla sua tomba nel Duomo di Viterbo sono riportati i versi della Commedia: «Pietro Ispano... che fece luce in dodici libelli...». Pietro Ispano nel suo libro Summulae logicales anticipò di sei secoli (pur senza formule) Augustus De Morgan (1806-1871), famoso logico-matematico inglese. George Boole (1815-1864), inventore dell'algebra della logica, nel capitolo XIII del suo libro The Laws of Thought (MacMillan 1854) espresse in formule la dimostrazione dell'esistenza di Dio ideata dal teologo non conformista Samuel Clarke (1675-1729). Fu questa lettura a darmi l'idea della mia dimostrazione inversa romanzata. La riporto qui di seguito ed evidenzio il punto in cui Clarke e io (per bocca del mio personaggio di Pietro Ispano) divergiamo raggiungendo conclusioni opposte. Per capire bene, può essere utile leggere la prima appendice del mio volume, che riporto qui di seguito.
La logica booleana

George Boole
(1815-1864)
La logica è un ramo della matematica e della filosofia che studia le regole per effettuare ragionamenti corretti. Le parti fondamentali che compongono un ragionamento, e quindi gli oggetti di studio della logica, sono le proposizioni, di ciascuna delle quali si può sempre affermare con precisione se è vera o se è falsa. Il primo e più famoso logico fu Aristotele (384-322 a.C.), al quale dobbiamo i fondamenti della logica moderna. Egli enunciò il principio di non contraddizione: «E' falsa l'affermazione che consiste nell'affermare e negare contemporaneamente (e nello stesso senso) la verità e la falsità di una proposizione qualsiasi». Il matematico inglese George Boole inventò l'algebra della logica (che si chiama «algebra booleana») in cui esistono due soli valori numerici: 0 (zero) e 1. Si attribuisce il valore 0 a ogni proposizione falsa e il valore 1 a ogni proposizione vera. Se x è una qualsiasi proposizione, la proposizione che afferma il contrario di x si chiama inverso di x e si scrive (1 - x) oppure INVx. Per esempio, se x = oggi è sabato, (1 - x) = oggi non è sabato. Quindi, di sabato è x = 1 e (1 - x) = (1 - 1) = 0 e, negli altri sei giorni, è x = 0 e (1 - x) = (1 - 0) = 1.
L'operazione logica di congiunzione («e», in inglese «AND») nell'algebra booleana si chiama prodotto logico e si scrive come un prodotto algebrico (•). La tabella seguente mostra i quattro casi possibili del prodotto logico di due proposizioni x e y:
prodotto logico (AND)
|
x |
y |
x • y |
|
0 |
0 |
0 |
|
0 |
1 |
0 |
|
1 |
0 |
0 |
|
1 |
1 |
1 |
In parole,
la congiunzione di due proposizioni x e y è la proposizione x
•
y, che è vera quando le due proposizioni elementari sono
contemporaneamente vere; in tutti gli altri casi è falsa. Il
prodotto logico di una proposizione x per la proposizione
inversa (1 - x) risulta sempre falso, cioè x
• (1 - x) = 0.
Infatti, se x = 0, (1 - x) = 1 e il prodotto 0
• 1 = 0. Se x =
1, (1 - x) = 0 e il prodotto 1 • 0 = 0.
Questa formula esprime, nell'algebra di Boole, il principio di
non contraddizione di Aristotele.
L'operazione logica di disgiunzione («o», in inglese «OR»), nell'algebra booleana si chiama somma logica e si scrive come una somma algebrica (+). La tabella seguente mostra, di nuovo, i quattro casi possibili della somma logica di due proposizioni x e y:
somma logica (OR)
|
x |
y |
x + y |
|
0 |
0 |
0 |
|
0 |
1 |
1 |
|
1 |
0 |
1 |
|
1 |
1 |
1 |
Pertanto, la disgiunzione di due proposizioni x e y è la proposizione x + y, che è falsa quando le due proposizioni elementari sono entrambe false e in tutti gli altri casi è vera.
Utilizzando i tre operatori AND (prodotto logico), OR (somma logica) e INV (inverso) si possono costruire formule che realizzino qualunque possibile funzione di un numero qualsiasi di variabili. Vediamo un caso semplice. Supponiamo di voler produrre un segnale 1 quando due variabili x e y sono diverse (cioè se una è uguale a 1 l'altra è uguale a 0 e viceversa). La tabella di dipendenza da x e da y di questa funzione, che chiamiamo NE o non-equivalenza, è la seguente:
funzione di non-equivalenza (NE)
|
x |
y |
x NE y |
|
0 |
0 |
0 |
|
0 |
1 |
1 |
|
1 |
0 |
1 |
|
1 |
1 |
0 |
Dunque, x NE y = 1 in due casi: se x = 0 (e il
suo inverso è uguale a 1) e insieme y = 1 oppure se y = 0 (e il
suo inverso è uguale a 1) e x = 1, cioè è vera quando una
proposizione è vera e l'altra è falsa.
Dove abbiamo scritto «e insieme» indichiamo un prodotto logico e
dove abbiamo scritto «oppure» indichiamo una somma logica.
Quindi la formula della non-equivalenza è:
x NE y = INVx • y + x • INVy
La dimostrazione
Poniamo:
x = qualche cosa è sempre esistito
y = un essere immutabile e indipendente è sempre esistito
z = è esistita solo una successione di esseri mutevoli e
dipendenti
p = questa successione di esseri mutevoli ha una causa esterna
q = questa successione di esseri mutevoli ha una causa interna
Prendere x = 1 significa accettare come vera la proposizione x («qualche cosa è sempre esistito»). L'ipotesi che qualche cosa sia sempre esistita, ci sembra non solo probabile, ma necessaria ed evidente. Quindi, se è vera, delle due proposizioni seguenti una deve essere vera e l'altra deve essere falsa: la prima proposizione è che è sempre esistito un essere immutabile e indipendente, la seconda che è sempre esistita solo una sequenza di esseri mutevoli e dipendenti. Questa sequenza coincide con l'Universo. Perciò, perché x sia uguale a 1, o y è vera e, insieme, z è falsa, oppure y è falsa, e insieme, z è vera. E, detto in parole: può essere sempre esistito un essere immutabile e indipendente e, allora, non è vero che c'è sempre stata solo una sequenza di esseri mutevoli. Oppure può essere sempre esistita solo la sequenza di esseri mutevoli e, allora, non c'è nessun essere immutabile e indipendente. In formule scriviamo: x = y • INVz + INVy • z, cioè x è uguale alla non-equivalenza fra y e z (le proposizioni y e z possono essere contemporaneamente solo una vera e l'altra falsa: non ambedue vere o false). Se adottiamo l'ipotesi che z = 1, cioè che c'è stata solo una sequenza di esseri mutevoli, dobbiamo decidere se questa successione ha avuto una causa esterna (cioè p = 1, e quindi q = 0), oppure se ha avuto una causa interna (cioè q = 1, e quindi p = 0). Una terza possibilità non esiste. In formule, z è uguale alla non-equivalenza fra p e q, quindi: z = p • INVq + INVp • q.
A questo punto Boole sostiene con Clarke che: nessuna parte dell'Universo è necessaria (infatti esiste anche il vuoto) e che se nessuna parte è necessaria, l'intero universo non è necessario, cioè non ha una causa interna, ovvero q = 0. Per cui p = 1 cioè la successione di esseri mutevoli ha una causa esterna. Questo significa che la successione di esseri mutevoli non è la sola a essere esistita: esiste anche la causa esterna, che coincide con l'essere immutabile e indipendente, sempre esistito e creatore, cioè Dio: y = 1.
Io (Roberto Vacca), invece, sostengo (e faccio dire a Pietro Ispano) che p = 0, cioè: non ci può essere causa esterna perché per definizione l'Universo comprende tutto ciò che esiste e, quindi, anche tutte le possibili cause. In conseguenza, la sequenza di esseri mutevoli deve avere una causa interna. Si ha, quindi, che q = 1 e z = 1, da cui deriva che y = 0, cioè non esiste alcun essere immutabile, indipendente, creatore: non esiste Dio. Questo è quanto affermo nella mia dimostrazione apocrifa della non esistenza di Dio, attribuita narrativamente a papa Giovanni XXI: l'essenza e l'esistenza dell'Universo coincidono. Sbaglia, quindi, Tommaso d'Aquino (1225-1274) quando dice che l'essenza e l'esistenza coincidono solo in Dio. La conclusione ultima è che non esiste nessun essere immutabile e indipendente che sia chiamato Dio. Ho riportato in corsivo gli argomenti critici miei e di Clarke/Boole. Scelga il lettore il più convincente. La questione è opinabile. Fonte: Roberto Vacca, Dio e il computer, Bompiani, 1984
Una cosa mi ha sempre profondamente stupito: che i credenti di tutti i tempi abbiano cercato e fornito prove dell'esistenza di Dio. E, naturalmente, tutte queste prove sono irrefutabili per coloro che le utilizzano. Disgraziatamente sono tali soltanto per loro: provano che essi credono in Dio, e niente più. Félix Le Dantec
Dimostrazioni logiche e prove ontologiche dell'esistenza di Dio
Introduzione
Tra le dimostrazioni più controverse dell'esistenza di Dio rientrano le cosiddette prove logiche, ossia quei tentativi di dedurre la presenza necessaria di un Essere perfettissimo con la sola forza del pensiero logico. La storia della filosofia e della scienza è caratterizzata dal ruolo decisivo assegnato all'argomentazione logica. Non deve stupire di trovare accomunati in una simile impresa pensatori diversi e distanti nel tempo, come ad esempio il filosofo cattolico medievale Anselmo d'Aosta, nonché i grandi matematici: Renato Cartesio (René Descartes), Gottfried Wilhelm Leibniz e Kurt Friedrich Gödel. Per una critica sistematica delle prove ontologiche consultare: Immanuel Kant, Critica della ragion pura (1781).
Prova ontologica dell'esistenza di Dio di Anselmo d'Aosta

Anselmo d'Aosta (1033-1109)
Anselmo d'Aosta, nel suo Proslogion formula la prima prova ontologica dell'esistenza di Dio (sebbene un analogo sia rinvenibile in Sant'Agostino (354-430) in De Doctrina Christiana): ognuno, persino lo stolto che in cuor suo (pensa che) Dio non esiste deve convincersi che sia pensabile intellettualmente ciò di cui non è possibile pensare alcunché di maggiore. Ammettiamo dunque che ciò di cui non si può pensare il maggiore esista nel solo intelletto, e non nella realtà; tuttavia potremmo ancora pensare come realmente esistente questo qualcosa, e dunque penseremmo qualcosa di maggiore di quello che per definizione non può essere minore di nessuna cosa, e ne seguirebbe una contraddizione. Neanche sarebbe possibile negarne ancora l'esistenza, perché di necessità quel che è ed esiste è maggiore di quel che può essere pensato non esistente.
Prova ontologica dell'esistenza di Dio di Renato Cartesio (René Descartes)

Renato
Cartesio (René Descartes)
(1596-1650)
Renato Cartesio (René Descartes) propose, nella quinta delle Meditazioni metafisiche, una prova analoga a quella di Anselmo d'Aosta ma leggermente differente: per Dio egli intende una sostanza infinita, indipendente, sommamente intelligente, sommamente potente, ovvero la somma di tutte le perfezioni la cui idea è innata nell'intelletto ed improducibile da esso stesso al pari dell'idea di infinito attuale. Se Dio assomma tutte le perfezioni, contenute in sé come note di un concetto, non può mancare dell'esistenza; se non esistesse, sarebbe meno perfetto della perfezione che gli era stata accordata. Pensare un Dio perfettissimo manchevole dell'attributo dell'esistenza è contraddittorio, dice Cartesio: «Come pensare un monte senza valle».
Prova ontologica dell'esistenza di Dio di Gottfried Wilhelm Leibniz

Gottfried Wilhelm Leibniz (1646-1716)
Gottfried Wilhelm Leibniz, sia nello scritto del 1701 Sulla dimostrazione cartesiana dell'esistenza di Dio che nella Monadologia nel 1714, svilupperà l'interpretazione cartesiana dell'argomento anselmiano estrapolato dal contesto di fede e lo riformulerà in una maniera prettamente logica. Per Leibniz, infatti, la prova dell'esistenza di Dio è ridotta alla riflessione logica sulla sua possibilità: se Dio è possibile, necessariamente esiste. Dio è quell'Essere la cui esistenza è implicita nella sua essenza o natura, e allora basterà pensare la possibilità di un Essere la cui esistenza è implicita nella sua essenza che ne avremo dimostrato l'effettiva esistenza. Basterà, dunque, dimostrare la non contraddittorietà logica per dimostrare l'esistenza di quell'Essere la cui esistenza è inclusa nella sua essenza. In Leibniz abbiamo l'estrema logicizzazione dell'argomento anselmiano.
Dimostrazione ontologica dell'esistenza di Dio di Kurt Friedrich Gödel

Kurt Friedrich Gödel
(1906-1978)
Kurt Friedrich Gödel fornisce, nel suo trattato Ontologisches beweis, una dimostrazione logica dell'esistenza di Dio, impresa che oggi potrà anche sembrare anacronistica, ma che si situa nella scia di una tradizione millenaria. La dimostrazione fu concepita nel 1941, rimaneggiata nel 1954, e perfezionata nel 1970, nel febbraio dello stesso anno Gödel mostrò la versione definitiva al logico Dana Scott e nell'agosto dichiarò all'economista Oskar Morgenstern di esserne soddisfatto ma di non volerla pubblicare: non intendeva rivelare i suoi interessi teologici infatti la dimostrazione gli interessava solo da un punto di vista logico.
La prova ontologica gödeliana fino a qualche anno fa era poco
nota, poiché essa risultava conosciuta esclusivamente da pochi
amici dell'Autore e rimase dopo la sua morte tra le carte
inedite: soltanto nel 1987 è stata infatti pubblicata negli
Stati Uniti all'interno di un volume che raccoglie diversi
scritti del grande matematico. Tra i motivi per cui il logico moravo non pubblicò in vita la sua
Ontologisches beweis alcuni
studiosi sostengono esservi stato il timore di venire frainteso,
ovvero di vedere la sua dimostrazione non apprezzata per il suo
valore logico-formale, ma interpretata come una deviazione verso
il misticismo. E' difficile stabilire come siano andate realmente
le cose; quello che é certo e che se da un lato Gödel concepiva
la sua prova come un teorema del tutto analogo ad altri teoremi
logici-matematici, dall'altro lato essa rispondeva all'istanza
di fondo che angustiava il suo animo fin da giovane e che egli
riassumeva nella seguente domanda filosofica fondamentale: «E'
possibile ricondurre il mondo ad unità razionale?».
Dopo aver tentato nel 1949 di prospettare una soluzione
originale delle equazioni della teoria della relatività
generale (teoria geometrica della gravitazione) di Albert Einstein sulla base dell'ipotesi di un universo in
rotazione su se stesso, con un tempo ciclico di settanta
miliardi di anni e una linea temporale deformata (tutte ipotesi
oggi scartate dal modello cosmologico standard), dopo aver cioè
proposto una descrizione logica del cosmo, Gödel percepì
che pure così al suo sistema continuava a mancare qualcosa di
essenziale: la ragione dell'esistenza del mondo secondo un
ordine logico-matematico. La soluzione di questo problema poteva
venire secondo lui soltanto dalla dimostrazione razionale
dell'esistenza di Dio, ossia dalla necessità logica della
presenza di un Ente che assommi in sé tutte le qualità positive.
E' dunque da presupposti sia logici sia esistenziali che è
scaturita nella sua mente l'esigenza di concepire una nuova
prova ontologica modale
(cit. Kurt Gödel, La prova matematica dell'esistenza di Dio,
Bollati Boringhieri Editore, Collana Incipit, 2006).
Proof of God di Kurt Friedrich Gödel *
(* Analisi a cura del Prof.
ROBERTO
GIOVANNI TIMOSSI tratta da Prove logiche dell'esistenza di
Dio
da Anselmo d'Aosta a Kurt Gödel. Storia critica degli argomenti
ontologici, Marietti,
2005)

Proof of God di Kurt Friedrich Gödel
Definizioni:
Premesso che con la lettera G si deve intendere:
Ente di
natura divina [G sta infatti per Gott
ovvero Dio in tedesco e/o God in inglese].
1) Un ente è di natura divina God-like se e soltanto se ha
quali proprietà essenziali tutte le proprietà positive e
soltanto proprietà positive.
2) A è un'essenza di x se e soltanto se per ogni proprietà B, x
include B necessariamente esclusivamente se A implica B.
3) x esiste necessariamente se e soltanto se ogni suo elemento
essenziale risulta necessariamente esistente.
Assiomi:
1) Se una proprietà è positiva, allora la sua negazione non è
positiva.
2) Ogni proprietà che include una proprietà positiva è a sua
volta positiva.
3) Essere un ente di natura divina è una proprietà positiva.
4) Se una proprietà è positiva, allora é necessariamente
positiva.
5) L'esistenza necessaria è una proprietà positiva.
Teoremi:
1) Una proprietà positiva è logicamente consistente [quindi è
possibile che esista].
2) Se una cosa è un ente di natura divina, allora la proprietà
dell'esistenza è un'essenza di questa cosa [ossia gli appartiene
per essenza].
3) Necessariamente esiste qualcosa che è un ente dalla natura
divina, ovvero esiste almeno una x tale che x è G.
Dimostrazioni:
- Prima dimostrazione:
a. Se G è un ente di natura divina, allora [in base alla
definizione 1] possiede tutte le proprietà positive e soltanto
proprietà positive.
b. Ma G è un ente di natura divina.
c. Dunque, G possiede tutte le proprietà positive e soltanto
proprietà positive.
- Seconda dimostrazione:
a. Se G è un ente di natura divina, allora [stando all'assioma
3] è una proprietà positiva.
b. Ma G è un ente di natura divina.
c. Dunque, G è una proprietà positiva.
- Terza dimostrazione:
a. Se G è una proprietà positiva, allora [in base dell'assioma
4] è necessariamente una proprietà positiva.
b. Ma G è una proprietà positiva [conclusione della seconda
dimostrazione].
c. Dunque, G è necessariamente una proprietà positiva.
- Quarta dimostrazione:
a. Se G possiede tutte le proprietà positive, allora [stando
all'assioma 5] possiede anche l'esistenza necessaria in quanto è
una proprietà positiva.
b. G possiede tutte le proprietà positive [conclusione della
prima dimostrazione].
c. Dunque, G possiede anche l'esistenza necessaria.
- Quinta dimostrazione:
a. Se G è un ente di natura divina, allora [in base al teorema
2] la proprietà dell'esistenza gli appartiene per essenza.
b. Ma G è un ente di natura divina.
c. Dunque, a G appartiene per essenza la proprietà
dell'esistenza.
- Sesta dimostrazione:
a. Se G è una proprietà positiva, allora [secondo il teorema 1]
è logicamente consistente.
b. Ma G è una proprietà positiva [conclusione della seconda
dimostrazione].
c. Dunque, G è logicamente consistente [ossia è possibile].
- Settima dimostrazione:
a. Se G è consistente, allora esiste necessariamente [in base
alla conclusione della quinta dimostrazione, la proprietà
positiva dell'esistenza gli appartiene infatti per essenza].
b. Ma G è consistente [conclusione della sesta dimostrazione].
c. Dunque, G esiste necessariamente [come volevasi dimostrare].
La premessa maggiore della settima dimostrazione
gödeliana è del tutto simile a quella leibniziana: se Dio è
possibile (consistente), allora esiste necessariamente. Di
fatto, l'esistenza di G (Dio) risulta o necessaria o
impossibile, poiché in base al teorema 2 e alla quinta
dimostrazione si tratta di un essere unico nel suo genere a cui
l'esistenza appartiene per essenza. Anche in base alla
definizione 3, del resto, un ente divino esiste
necessariamente se ogni suo elemento essenziale risulta
necessariamente esistente: e questo è appunto il caso di Dio.
Per il logico-matematico moravo la natura divina rappresenta
un'essenza e poiché a ogni essenza corrisponde un solo ente,
l'essere la cui essenza implica l'esistenza deve risultare
esclusivamente uno soltanto: Dio. Secondo Gödel non è dunque
logicamente plausibile ammettere la possibilità di un unico
essere dotato di tutte le proprietà positive, inclusa
ovviamente l'esistenza, e poi non riconoscergli una realtà
effettiva, perché ciò rappresenterebbe una evidente
contraddizione. Il concetto di
proprietà positive ricorda la definizione leibniziana di
perfezione intesa come ogni qualità semplice che sia positiva e
assoluta.
Conclusioni
Nonostante l'indiscutibile genialità della prova gödeliana e la sua migliore strutturazione formale, anche ad essa sono dunque applicabili le critiche mosse all'argomento modale leibniziano, soprattutto per quanto concerne l'identificazione del possibile con il necessario e il passaggio diretto dal contesto di un'esistenza ipotetica o meramente logica al contesto dell'esistenza reale od ontologica. Non sussiste infatti alcuna dimostrazione in grado di provare la corrispondenza dei mondi possibili della logica modale con un mondo reale: questo perché non si può escludere a priori che non tutti i mondi logicamente ammissibili coincidano con un mondo realmente esistente. In breve, non vi è alcuna argomentazione capace di garantire l'assoluta identità tra esistenza possibile ed esistenza necessaria. Fonte: Kurt Gödel, La prova matematica dell'esistenza di Dio, Bollati Boringhieri Editore, Collana Incipit, 2006 - Roberto Giovanni Timossi, Prove logiche dell'esistenza di Dio da Anselmo d'Aosta a Kurt Gödel. Storia critica degli argomenti ontologici, Marietti, 2005
Complementi
PROVE
LOGICHE DELL'ESISTENZA DI DIO
(A cura del Prof.
ANTONIO
SABETTA, recensione del libro Prove logiche dell'esistenza di
Dio
da Anselmo d'Aosta a Kurt Gödel. Storia critica degli argomenti
ontologici di Roberto Giovanni Timossi)
(Avvenire: intervista a Roberto Giovanni Timossi, autore del libro L'illusione dell'ateismo. Perché la scienza non nega Dio)
GLI
ATEI HANNO RAGIONE. QUINDI DIO ESISTE
(La Repubblica: presentazione del libro L'illusione dell'ateismo. Perché la scienza non nega Dio di Roberto Giovanni Timossi)
LA
PROVA MATEMATICA DELL'ESISTENZA DI DIO
(A cura di Alexander Pigazzini e Luca Lussardi
MATEMATICAMENTE)
GÖDEL
E DIO
(A cura del Prof.
GABRIELE
LOLLI)
KURT
GÖDEL LA MATEMATICA PRESA A CEFFONI
(A cura di Mario Santagostini, Il Giornale)
DA
GALILEO A GÖDEL LA MATEMATICA E' DIVINA
(A cura del Prof.
MICHELE
EMMER)
(A cura del Prof.
PIERGIORGIO
ODIFREDDI)
(A cura del Prof.
PIERGIORGIO
ODIFREDDI)
La maggior parte delle persone preferisce sentirsi tranquilla, piuttosto che conoscere la verità. Beh, io sono quello che disturberà la vostra tranquillità dicendovi il vero. Robert R. Kennedy
Prova logico-ontologica della non esistenza di Dio *
(* Analisi a cura di
PAOLO
FLORES D'ARCAIS tratta da Atei o credenti? Filosofia, politica,
etica, scienza, Fazi, 2007)
Paolo Flores D'Arcais: Se la filosofia è, in obbedienza alla sua etimologia, amore per la sapienza, passione per il sapere accertabile, dunque critica di ogni superstizione, di ogni pensiero magico, di ogni religio semplicemente tramandata, insomma attività di dis-incantamento, allora l'ateismo dovrebbe essere, già da molto tempo, l'orizzonte "normale" e addirittura ovvio della filosofia. Dai tempi di Hume, probabilmente. Dai tempi di Darwin, certamente.
Ma le cose non sono affatto andate così. La filosofia non ha assunto l'ateismo come suo habitat "naturale". Anzi. Oggi siamo costretti a discuterne in un quadro culturale segnato da una vera e propria volontà di rivincita delle religioni e, insieme, da un tentativo di egemonia in campo filosofico (largamente riuscito) delle correnti e delle scuole che hanno in comune il rifiuto del disincanto, cioè della finitezza empirico-naturalistica del mondo.
Provo a esporre - con una sinteticità a rischio di grossolanità - le ragioni che oggi dovrebbero imporre al filosofo l'ateismo.
Non assumere l'ateismo come orizzonte della filosofia è oggi irrazionale perché, dopo Hume e dopo Darwin, noi possiamo e dobbiamo affermare tranquillamente che sappiamo tutto. Sia chiaro: siamo perfettamente consapevoli che il sapere scientifico si accresce ogni giorno, addirittura con ritmi esponenziali. Ma ormai sappiamo tutto rispetto alle famose "grandi domande" tradizionali: chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo?
La nostra esistenza è un'esistenza finita, da sempre e per sempre. Dopo Kant, nessuno prova più a "dimostrare" l'esistenza di Dio. Ma già con Hume, e certamente dopo Darwin, siamo in grado di affermare apertamente, e ragionevolmente, la NON esistenza di Dio e dell'immortalità dell'anima. Sappiamo chi siamo: delle scimmie appena modificate, benché questo "appena" (una percentuale irrisoria del DNA) abbia aperto l'animale-uomo a possibilità sconvolgenti. Sappiamo da dove veniamo: da un inizio che chiamiamo Big Bang e da uno svolgersi di universi ricostruito con sempre maggior precisione dalla scienza, senza alcun bisogno di far intervenire l'ipotesi-creazione da parte di una ipotesi-Dio. E sappiamo dove andiamo: da nessuna parte, poiché nessun destino è già iscritto nel nostro futuro. Il futuro umano è tale perché in-prevedibile, in-certo, in-determinato.
Conosciamo però l'obiezione. Forse non si può dimostrare l'esistenza di Dio, certamente non si può dimostrare la sua non-esistenza. A forza di ripeterla come un mantra, se ne sono convinti anche filosofi refrattari alle metafisiche.
Eppure. Logicamente, intanto. Tutte le religioni pretendono di essere le uniche a possedere la Verità (sull'aldilà, sulla creazione, sul significato del cosmo e della vita, sulla salvezza ecc.). Perciò, se anche una fosse vera, tutte le altre sarebbero false. Dunque, sappiamo apoditticamente a priori - cioè per via puramente logica - che sono false almeno tutte le religioni meno una.
E allora: qualcuna di esse ha da esibire, sotto il profilo dell'argomentazione razionale, titoli maggiori delle altre? La risposta è un rotondo no. Ogni religione adduce ragioni convincenti nel rifiutare la pretesa di Verità delle altre. La totalità di queste ragioni è la falsità di tutte le religioni.
Chi non trovasse l'argomento risolutivo, dovrà almeno riconoscere che il Dio di cui continua a professare la Verità (contro la falsità di tutti gli altri) è un Dio che gioca sadicamente con le sue creature, che si diletta nel rendere la verità straordinariamente enigmatica e dunque la salvezza (che solo il possesso di quella verità consente) ardua quanto vincere alla roulette. Un po' diverso dal Padre onnipotente e amoroso, o da Allah clemente e misericordioso.
In realtà, alla precedente prova logico-ontologica della non-esistenza di Dio, possiamo aggiungere una mole inesauribile di spiegazioni storiche, antropologiche, sociologiche, psicologiche, che illuminano oltre ogni ragionevole dubbio origini, sviluppi, contraddizioni, motivazioni di ciascuna delle religioni come prodotto umano, troppo umano, esclusivamente umano.
Se poi, per sottrarsi all'inevitabile ateismo della ragione, ci si rifugia in una sorta di deismo o teismo assolutamente vago, il significato della parola "Dio" viene meno del tutto. Diventa, da un punto di vista pratico e ancor più da un punto di vista filosofico, un mero flatus vocis, o addirittura lo pseudonimo di quel sappiamo tutto che non riusciamo a negare, ma che vogliamo battezzare "Dio" per illuderci che sia abitato da un "senso".
Ad esempio, si riconoscerà che i saperi scientifici hanno accertato una ricostruzione della storia degli universi fino a quell'1-n di secondo - intervallo temporale infinitesimo talmente a ridosso del Big Bang che il nostro cervello, nato per adattamento a dimensioni temporali incommensurabilmente più "macro", è del tutto incapace di visualizzare. Ma poi si battezzerà questo Big Bang "Dio".
O, addirittura, si chiamerà "Dio" l'intero processo evolutivo, malgrado il carico ineludibile di contingenza che segna i momenti della storia del cosmo. "Contingenza" nel senso preciso e tecnico: quanto è avvenuto in questi miliardi di anni non era già scritto nel Big Bang quasi fosse un DNA cosmico, ma sarebbe potuto accadere altrimenti.
Se poi si volesse sostenere che una "legge unificante" non ancora scoperta, e contenuta nel Big Bang quale suo DNA, spiegherà un giorno, in senso assolutamente deterministico, ogni sviluppo successivo, "Dio" continuerebbe a essere - proprio come nei due casi precedenti - una mera etichetta sovrapposta a una spiegazione perfettamente naturalistica e atea.
In realtà, il grande scienziato darwinista Stephen Jay Gould, in quel capolavoro che resta Una vita meravigliosa, ha ripercorso la storia dell'evoluzione fino alla comparsa di Homo sapiens, dimostrando che vi sono state almeno sette biforcazioni cruciali, che la "soluzione" avrebbe ogni volta potuto essere diversa, e che ognuna di esse, spesso più probabile a priori di quella poi accaduta, sarebbe stata fatale per la nascita della nostra specie. E noi non saremmo qui a discutere.
Noi, mortali. Sappiamo di essere delle scimmie modificate, il che dovrebbe aver posto fine a ogni elucubrazione e ipotesi sull'immortalità dell'anima, se si vuole restare sul piano di quella passione per il sapere che tutti dicono sia la filosofia.
E infatti. Il nostro cervello ci consente prestazioni incredibilmente complesse, compreso l'insieme di fenomeni cui diamo il nome di coscienza. Cosa sia con precisione questa "coscienza" non lo sappiamo ancora, ma che sia una funzione o attività del nostro cervello fa parte di quel sappiamo tutto ormai accertato. Questo cervello, con tutte le sue prestazioni e funzioni, finirà in decomposizione quando ciascuno di noi morirà, esattamente come avviene per il cervello di tutte le scimmie e di ogni altro animale. Fine di ogni discorso sull'immortalità dell'anima.
Di più. Questa scimmia modificata che tutti noi siamo non è venuta al mondo una sola volta. Non uno, ma più "generi umani" sono comparsi nel corso dell'evoluzione, hanno cioè condotto un'esistenza su questa terra. Un qualche "genere umano" è comparso (e si è estinto) almeno una dozzina di volte, e tre di questi "generi umani" hanno addirittura condiviso lo stesso frammento di tempo. Per circa quarantamila anni Sapiens ha condiviso vasti territori con Neanderthal, e mentre Sapiens sperimentava il proprio esistere, nell'Isola di Flores esisteva anche un altro "genere umano" (etichettato Homo floresiensis).
Stiamo parlando, si badi, di "generi umani" in senso proprio. Si tratta, ribadiamolo, di specie diverse e distinte, come lo sono i babbuini dagli oranghi, eppure tutte umane, poiché tutte possiedono le caratteristiche che noi consideriamo dirimenti: postura eretta, capacità di produrre strumenti, e strumenti per produrre strumenti, capacità di rappresentazione simbolica "artistica", strutture "sociali" che implicano forme di linguaggio foneticamente articolato ecc.
Noi Sapiens siamo solo uno fra i tanti "generi umani" comparsi sulla terra e poi estinti: l'unico sopravvissuto, non l'unico esistito.
La fantascienza immagina spesso cosa potrebbe accadere se in altri mondi esistessero presenze intelligenti. Ma questi "alieni" intelligenti sono già esistiti. Appartenevano a specie che si sono estinte, ma erano intelligenti e umani nello stesso senso in cui applichiamo questi termini alla comparsa di Sapiens. Questo fatto ormai accertato dalla scienza è del tutto incompatibile con la Verità delle religioni dominanti.
Tutto questo non basta, tuttavia, non solo ai credenti e ai teologi, ma anche a parecchi filosofi, che più o meno sprezzantemente, più o meno paternalisticamente insorgono o ammoniscono: come potete seriamente parlare di certezza? La vera chimera è la vostra certezza assoluta, non Dio o l'anima immortale.
Lasciamo perciò da parte la certezza assoluta, l'unica tuttavia che domini nella storia delle dispute filosofiche. Si tratta infatti di una "certezza" immaginata dal punto di vista di Dio, e dunque non esperibile, neppure per immaginazione (solo per delirio di onnipotenza). Parliamo di certezza umana, l'unica di cui ha senso parlare.
Molto sobriamente, quando parliamo di certezza intendiamo solo il grado più alto di ac-certo-amento oggi possibile, dato lo stato attuale delle pratiche dei nostri saperi: le scienze in senso stretto (le scienze "dure": fisica, biologia ecc.) più l'argomentazione logica. Rispetto alle quali tutti gli altri saperi e relative pratiche hanno un grado di ac-certo-abilità e di ac-certo-amento decrescenti e abissalmente inferiori.
Se dunque assumiamo scienze "dure" più logica come il grado-uno della certezza umana e come il significato più congruo del vocabolo (altri non ne vedo), credo che possiamo affermare con certezza che Dio non esiste e l'anima immortale nemmeno. Con la stessa certezza, per capirci, con cui riconosciamo le leggi della fisica, della chimica ecc., e di conseguenza prendiamo un aereo molto più tranquillamente che se dovessimo accettare una sfida a duello.
Sia chiaro, chiunque ha diritto di replicare che «sente» intimamente e con una forza inesprimibile che dopo la morte c'è un'altra vita e che Dio esiste davvero. O che «spera» in tutto ciò. E che «sente» e/o «spera» perché «possiede», «ha ricevuto», «ha incontrato» la «fede». Tutto ciò è perfettamente legittimo e inoppugnabile. Purché si accompagni alla consapevolezza che ciò è in contraddizione con la ragione. In contraddizione, cioè, con l'argomentazione fondata sulla logica e su quanto accertato (con gradi di certezza diversissimi, abbiamo visto) dalle scienze naturali.
Del resto, una fede consapevole della propria incompatibilità con la ragione era quella di Paolo («il nostro messaggio [...] follia» (cit. Prima lettera ai Corinzi, 1,22-24), dove la parola follia - moria - è ripetuta ossessivamente) e dei primi cristiani («Credo quia absurdum»). Assurdità che rivendicavano con orgoglio, ir-razionalità di cui si vantavano.
D'altro canto, la prova dell'esistenza di una qualsiasi "entità" incombe su chi tali "entità" proclama. L'affermazione dell'esistenza di Dio e quella opposta della sua non-esistenza (o dell'anima immortale, o di qualsiasi altra "entità") non costituiscono due proposizioni simmetriche, nel senso che andrebbero entrambe positivamente dimostrate. Chi crede nell'esistenza di Dio e nella vita ultraterrena, e vuole affermare questa credenza anche secondo ragione, ha il dovere di provarla. Sull'ateo non incombe invece nessun onere di provare la non-esistenza di "entità" la cui esistenza non sia stata già corroborata. Tutte queste possibili "entità" non esistono, fino a prova contraria. Altrimenti si potrebbe spacciare per esistente qualsiasi cosa.
Per concludere, riprendendo (e rovesciando) un cavallo di battaglia di Gianni Vattimo: l'affermazione dell'esistenza di Dio e dell'immortalità dell'anima ha - in termini di verità o di certezza - lo stesso statuto dell'affermazione dell'esistenza dei vampiri (in senso proprio: esseri che fino all'alba passeggiano fuori dalle tombe, succhiano il sangue dei vivi, sono invisibili negli specchi, fuggono l'aglio ecc.): razionalmente parlando, zero. Fonte: Paolo Flores D'Arcais, Michel Onfray, Gianni Vattimo, Atei o credenti? Filosofia, politica, etica, scienza, Fazi, 2007
Se per "Dio" si intende la serie di leggi fisiche che governano l'universo, senza dubbio Dio esiste. Ma è un Dio che non appaga dal punto di vista emotivo. Non ha molto senso pregare la legge di gravitazione universale. Carl Sagan
Prova ontologica dell'inesistenza di Dio di Giuseppe Rensi *
(* Analisi a cura di Ernesto Riva
FILOSOFIAEDINTORNI
tratta da Breve storia dell'ateismo, Torino, 2006)
In Italia, agli inizi del secolo, usciva un'operetta del professor
Giuseppe Rensi (1871-1941), scettico e ateo dichiarato, dal
titolo Apologia dell'ateismo. L'Italia, nella sua storia,
ha avuto pochissimi miscredenti ed ancor meno atei dichiarati.
Non può neppure essere paragonata, da questo punto di vista,
alla Germania o alla Francia, vere e proprie fucine del pensiero
ateistico. Rensi è appunto uno di quei rarissimi casi di
filosofi italiani (e non solo) che si dichiarano apertamente
atei e difendono la loro posizione. Rensi è sicuro del proprio
ateismo: anzi, negare l'ateismo è cadere nell'allucinazione,
nella pazzia. Questo si chiarisce pensando che, se il concetto
di essere è definito come "ciò che si può vedere, toccare,
percepire", allora Dio è relegato ovviamente nella sfera del
non-essere, cioè egli, per definizione, non può esistere.
Rensi dice: "O Dio è limitato, circoscritto, conforme alle condizioni formali dell'esperienza, oggetto fra oggetti, e non è più Dio. O è infinito ed allora cade fuori dell'Essere, è non-Essere. O Essere e non-Dio, o Dio e non-Essere". Non ci sono alternative: secondo Rensi, che Dio non sia è una verità sullo stesso piano di 2+2=4. "Dio non è" è un giudizio analitico - egli dice - come "il corpo è esteso". Il predicato "non è" si ricava dal soggetto "Dio" con la stessa certezza e irrecusabilità logica e quasi tautologica come "esteso" da "corpo". Questa può essere definita, dice ancora Rensi, come la prova ontologica dell'inesistenza di Dio.
Il concetto di Dio è quindi per Rensi identico al concetto del non-essere, del nulla. Ma in più, il concetto è in se stesso contraddittorio ed assurdo. Infatti, dice Rensi, o Dio è fuori del tempo, ed è cosa immobile e morta, che non fa e non vive; oppure è nel tempo ed allora abbiamo un Dio che cangia. O morto o cangiante, in entrambi i casi non-Dio. Del resto, chiamare il mondo stesso Dio come fa il panteismo è una tautologia insignificante; né giova chiamare Dio la forza, la natura naturans, l'evoluzione creatrice: ciò è soffocare e far sparire Dio in energie naturali; neppure è valido considerare Dio un essere impersonale: è una parola mal adoperata, una contradictio in adjecto. Nonostante tutto quel che ha detto, paradossalmente, Rensi non esclude però l'ateismo dal campo della religione. Vediamo in che senso: l'ateismo è secondo lui una sorta di religione, anzi la più pura e alta delle religioni perché l'uomo si sente di fronte al Tutto nella sua immensa grandezza e ciò esclude ogni egoismo. La religiosità predicata dal Rensi è di tipo cosmico e si può quindi fare a lui lo stesso rimprovero che egli imputava ai cosiddetti "falsi dèi": non è una vera religione. Gli diamo comunque atto della coerenza con cui ha difeso il suo ateismo, cercando di renderlo puro e totale. Fonte: Ernesto Riva, Breve storia dell'ateismo, Torino, 2006
Se Dio avesse creato la materia avendo in mente la vita umana, ne avrebbe usata molto poca per il proprio scopo. Se Dio avesse creato l'ordine, non ne avrebbe generato così tanto. L'universo osservato e le leggi e i parametri della fisica hanno esattamente le caratteristiche che ci si aspetterebbe se non ci fosse alcun Dio. Da ciò possiamo concludere, al di là di ogni ragionevole dubbio, che Dio non esiste. Victor J. Stenger
Argomentazioni a favore della non esistenza di Dio *
(* Analisi a cura del Prof.
VICTOR
J. STENGER tratta da Perché la scienza non crede
in Dio. La sfida perduta della fede alla ragione, Orme
Editori, 2008)
Prima di procedere con le prove scientifiche
associate all'ipotesi di Dio, facciamo una rapida carrellata
delle confutazioni dell'esistenza di Dio che si basano sulla
filosofia. Per uno studio recente, leggere The Non-Existence
of God di Nicholas Everitt.
I filosofi Michael Martin e Ricki Monnier hanno curato due volumi (The Impossibility of God, The Improbability
of God) sulle argomentazioni logiche che intendono dimostrare
l'impossibilità dell'esistenza di divinità che posseggano
determinati attributi. Di seguito elencherò come vengono
classificate per tipo le confutazioni:
- confutazioni basate su una contraddizione nella
definizione di Dio;
- confutazioni deduttive basate sulla contraddizione del
concetto dell'esistenza di un Dio con determinati attributi e
l'esistenza del male (problema della teodicea);
- confutazioni dottrinali basate sull'incoerenza tra gli
attributi comunemente riferiti a Dio e una particolare dottrina
religiosa, la storia, gli insegnamenti di una particolare
religione riguardo a Dio;
- confutazione sulla base dell'incoerenza tra due o più
attributi divini;
- confutazioni basate sulla contraddizione di un singolo
attributo.
Tutte meritano una considerazione decisamente
maggiore rispetto a quella delle prove filosofiche
sull'esistenza di Dio, per la stessa ragione per cui gli
scienziati e i filosofi attribuiscono maggior credito alla
falsificazione dei modelli scientifici piuttosto che alla loro
conferma. Le confutazioni logiche paiono inevitabili, a meno che
non si cambino le regole del gioco o, come accade più
comunemente, non si cambi la definizione delle parole utilizzate
nel dibattito.
Di seguito sono elencate alcune argomentazioni a favore della
non esistenza di Dio, giusto per fornire al lettore il tenore
del dibattito filosofico. Non verranno discusse in questo libro,
poiché esse sono indipendenti rispetto alle argomentazioni
scientifiche che costituiscono la mia tesi principale; le
conclusioni alle quali arriva il volume non sono in alcun modo
correlate alla loro validità; le ho elencate per completezza e
in opposizione alle argomentazioni scientifiche. Per ulteriori
dettagli, vedere i singoli saggi raccolti nel lavoro di Martin e
Monnier.
Un essere virtuoso in toto non può esistere
1. Dio è (per definizione) un essere del quale
non si può concepire un essere più grande;
2. La grandezza include la grandezza della virtù;
3. Pertanto, Dio è un essere del quale non si può concepire un
essere più virtuoso;
4. Ma la virtù comporta il superamento del dolore e del
pericolo;
5. In verità un essere può dirsi virtuoso solo se può soffrire o
venire annientato;
6. Un Dio che possa soffrire o venire annientato non è un essere
del quale non si può concepire un essere più grande;
7. Quindi si può concepire un essere più grande, uno che non
soffra e che sia indistruttibile;
8. Pertanto, Dio non esiste.
Adorazione e morale
1. Se un qualunque essere fosse Dio, dovrebbe essere un
appropriato oggetto di adorazione;
2. Nessun essere può rappresentare l'oggetto appropriato di
adorazione, poiché l'adorazione richiede l'abbandono del ruolo
di agente morale autonomo;
3. Pertanto non può esistere alcun essere che sia Dio.
Il problema del male
1. Se Dio esistesse, gli attributi di Dio
sarebbero conformi anche all'esistenza del male;
2. Nessun attributo di Dio è conforme all'esistenza del male;
3. Pertanto, Dio non esiste e non può esistere.
Un creatore perfetto non può esistere
1. Se Dio esistesse, sarebbe perfetto;
2. Se Dio esistesse, sarebbe il creatore dell'universo;
3. Se un essere è perfetto, qualunque cosa crei deve essere
perfetta;
4. Ma l'universo non è perfetto;
5. Pertanto, è impossibile che un essere perfetto sia il
creatore dell'universo;
6. Perciò, Dio non può esistere.
Un essere trascendente non può essere onnipresente
1. Se Dio esistesse, sarebbe trascendente (cioè
al di fuori dello spazio e del tempo);
2. Se Dio esistesse, sarebbe onnipresente;
3. Per essere trascendente, un essere non può esistere in
nessuno luogo nello spazio;
4. Per essere onnipresente, un essere deve esistere ovunque
nello spazio;
5. Perciò, è impossibile per un essere trascendente essere
onnipresente;
6. Pertanto, Dio non può esistere.
Un essere vivente non può essere immateriale
1. Se Dio esistesse, sarebbe immateriale;
2. Se Dio esistesse, sarebbe vivente (o un essere
personificato);
3. Un essere vivente (o un essere personificato) deve essere
materiale;
4. Pertanto, Dio non può esistere.
Il paradosso dell'onnipotenza
1. O Dio è in grado di creare una pietra che non può sollevare o
non può creare una pietra che non può sollevare;
2. Se Dio può creare una pietra che non può sollevare, non è
onnipotente;
3. Se Dio non può creare una pietra che non può sollevare, non è
onnipotente;
4. Pertanto, Dio non è onnipotente.
L'argomento della mancanza di prove
1. Con tutta probabilità, se Dio esistesse ci sarebbero delle prove oggettive della sua esistenza;
2. Non ci sono prove oggettive della sua esistenza;
3. Pertanto, con tutta probabilità, Dio non
esiste.
Il lettore troverà senza dubbio che molti aspetti
di queste affermazioni necessitano di una chiarificazione;
ancora una volta rimando ai saggi originali per ulteriori
dettagli e altre confutazioni di questo genere. Come molte altre
discussioni filosofiche, si riducono principalmente al
significato delle parole e alla loro composizione in
affermazioni coerenti e conformi. I filosofi che hanno formulato
tali confutazioni sono stati cauti nella definizione dei termini
usati, sebbene quelli che li contestano generalmente non sono
d'accordo con tali definizioni o con il modo in cui esse sono
state interpretate. Il risultato è che il dibattito continua. Fonte: Victor J. Stenger, Perché la scienza non crede in Dio.
La sfida perduta della fede alla ragione, Orme Editori, 2008
Complementi
(A cura di Gianluca Miligi, natura e obiettivi dell'ateologia, intorno al Trattato di ateologia di Michel Onfray)
PERCHE'
NON SONO CRISTIANO
(di Bertrand Russell, sintesi a cura del Prof. Roberto Renzetti
FISICAMENTE)
LA
PROVA MATEMATICA DELL'INESISTENZA DI DIO
(A cura del Prof.
PIERGIORGIO
ODIFREDDI)
L'IRRAZIONALE
CREDULITA' NELL'ESISTENZA DI DIO
(A cura del Prof.
FERNANDO LIGGIO)
(A cura del Prof.
FERNANDO LIGGIO)
Non esiste religione, fino ad oggi, che abbia avuto in sé, direttamente o indirettamente, come dogma o come allegoria, una verità. Questo perché ciascuna ha avuto origine dalla paura e dal bisogno e si è insinuata nell'esistenza ponendo le sue basi su errori di ragione. Friedrich Nietzsche
Liberi pensieri per una libera ricerca, in memoria di Giordano Bruno

Giordano Bruno (1548-1600)
condannato a morte (bruciato vivo) dalla Santa Inquisizione
O si pensa o si crede. Arthur Schopenhauer (1788-1860) Fonte: AS
Se un Dio ha fatto questo mondo, io non vorrei essere quel Dio, perché il dolore del mondo mi strazierebbe il cuore. Arthur Schopenhauer (1788-1860) Fonte: AS
Quando uno comincia a parlare di Dio, io non so di che cosa parli. Arthur Schopenhauer (1788-1860) Fonte: AS
Non esiste alcuna religione naturale: le religioni, tutte, sono prodotti artificiali. Arthur Schopenhauer (1788-1860) Fonte: AS
Solo quando il mondo sarà diventato abbastanza onesto da non impartire lezioni di religione ai ragazzi prima del quindicesimo anno di età, ci si potrà aspettare qualche cosa da lui. Arthur Schopenhauer (1788-1860) Fonte: AS
La conoscenza è fatta di una materia più dura di quella della fede sicché, quando si urtano, è la fede a spaccarsi. Arthur Schopenhauer (1788-1860) Fonte: AS
Se le religioni vogliono opporsi al progresso dell'umanità nella conoscenza della verità, allora, pur con tutta la delicatezza possibile, devono essere messe da parte. Arthur Schopenhauer (1788-1860) Fonte: AS
A ogni teista bisogna porre il dilemma: «il tuo Dio è un individuo oppure no?». Se dice di no, allora non si tratta di un Dio; se dice sì, allora ne vengono fuori delle belle. Arthur Schopenhauer (1788-1860) Fonte: AS
Un Dio impersonale è una contradictio in adjecto, e un Dio personale è un individuo. Arthur Schopenhauer (1788-1860) Fonte: AS
Chi ama la verità odia gli dèi, al singolare come al plurale. Arthur Schopenhauer (1788-1860) Fonte: AS
Il teismo è assolutamente incompatibile con l'immortalità e con la responsabilità morale. Arthur Schopenhauer (1788-1860) Fonte: AS
I filosofi da strapazzo non conoscono neppure il problema della filosofia. Pensano che esso sia Dio. Da lui partono, come se fosse un dato certo, con lui hanno sempre a che fare: se egli sia nel mondo o fuori del mondo, se abbia una coscienza propria o se si debba servire di quella degli uomini, e simili buffonate a non finire. Asini, il mondo, il mondo è il problema della filosofia, il mondo e nient'altro! Arthur Schopenhauer (1788-1860) Fonte: AS
Chi crede non è filosofo. Arthur Schopenhauer (1788-1860) Fonte: AS
Vorrei che, prima di prorompere nella lode dell'infinitamente Buono, si guardassero un po' intorno e vedessero che aspetto ha e come va questo mondo. Dopo di che chiederei loro se un tale mondo sia più simile all'opera dell'infinita Saggezza, dell'infinita Bontà e dell'infinita Potenza, oppure a quella della volontà di vivere. Arthur Schopenhauer (1788-1860) Fonte: AS
Se si osserva il mondo, che si presenta come un luogo di raccolta di esseri che si tormentano e presto muoiono, e poi si pensa a un Dio che avrebbe fatto il mondo dal nulla, allora bisogna dire che quel Dio si è procurato un divertimento strano e nient'affatto buono. Arthur Schopenhauer (1788-1860) Fonte: AS
Un essere personale avrebbe fatto il mondo: ciò si può certo credere, come ha insegnato l'esperienza, ma non pensare. Arthur Schopenhauer (1788-1860) Fonte: AS
Uno degli aspetti più belli della filosofia di Schopenhauer è il riconoscimento dell'intima parentela fra tutti gli esseri viventi, fenomeni diversi di un'unica esistenza universale. Il filosofo trova infame il passo della Genesi I, 28: «Crescete e moltiplicatevi, e popolate la terra, e assoggettatevela, e signoreggiate sui pesci del mare e sui volatili del cielo, e su tutti gli animali che si muovono sulla terra». Qui la sua indignazione esplode: «Questo è veramente un'infamia! Il Dio degli ebrei consegna all'uomo gli animali, affinché domini su di loro. Domini! Ogni venditore di cani ha maggior cura per i suoi animali». E commenta: «L'uomo deve riconoscere che gli animali sono, essenzialmente, uguali a lui e deve trattarli di conseguenza». È ciò che fanno i buddhisti, nei cui testi sarebbe impossibile trovare un passo come quello della Genesi. Ma anche nell'Avesta si legge che l'amore dato agli animali è una via che conduce al Cielo. Per il cristianesimo, invece, gli animali sarebbero delle semplici cose, senz'anima e senza coscienza. Lo dice perfino Cartesio, e non se ne vergogna. Arthur Schopenhauer (1788-1860) Fonte: AS
E' assurdo pretendere che una grande intelligenza creda sul serio alla religione cristiana, o a qualsiasi altra religione: sarebbe come pretendere che un gigante indossasse la scarpa di un nano. Arthur Schopenhauer (1788-1860)
Una religione che ha a suo fondamento un singolo avvenimento, verificatosi in un dato luogo e in un dato tempo, del quale essa vuole fare il punto di svolta del mondo e di ogni esistenza, ha un fondamento talmente debole, che è impossibile che essa possa sussistere appena un po' di riflessione cominci a diffondersi tra la gente. Arthur Schopenhauer (1788-1860)
Se Dio non volesse che nel mondo avessero luogo le peggiori e più indegne azioni, senza dubbio egli, con un solo cenno, caccerebbe e bandirebbe dai confini del mondo tutte le azioni ignominiose: chi di noi può opporre resistenza alla volontà divina? Come si può pensare che i delitti vengano commessi contro la volontà di Dio, se egli dà agli scellerati, nel momento di commettere un delitto, la forza a ciò necessaria? Ma se l'uomo si perde contro la volontà di Dio, allora Dio è più debole dell'uomo, il quale gli si oppone e ne ha la forza. Se ne deduce che Dio vuole il mondo qual è: se ne volesse uno migliore, lo potrebbe avere. Giulio Cesare Vanini (1585-1619) Fonte: AS
Se Dio vuole i peccati, allora è lui che li commette; se non li vuole, essi vengono tuttavia commessi. Quindi o egli è imprevidente o impotente, oppure è crudele, perché o non sa o trascura di compiere quello che vuole. Giulio Cesare Vanini (1585-1619) Fonte: AS
La religione, nel migliore dei casi, sta alla filosofia come una gamba di legno sta a una gamba vera; ma siccome la gente è intellettualmente zoppa, per non dire sciancata, la gamba di legno prende molto spesso il posto di quella vera. E fin qui non ci sarebbe niente di male, dato che ognuno cammina come può. In mancanza di cavalli, dice il proverbio, si corre con gli asini. Se però quella gamba di legno pretende di essere essa la gamba vera, e chi la usa minaccia di azzoppare anche quelli che zoppi non sono, allora bisogna reagire energicamente, e senza masticare le parole. Anacleto Verrecchia (filosofo contemporaneo) Fonte: AS
Un credente è un uccello in gabbia. Un libero pensatore è un'aquila che spezza le nuvole con le ali instancabili. Robert Green Ingersoll (1833-1899) Fonte: LM
Non voglio un paradiso per il quale io debba dare in cambio la mia ragione; non voglio la felicità in cambio della mia libertà; e non voglio l'immortalità che chieda la resa della mia individualità. Robert Green Ingersoll (1833-1899) Fonte: LM
Bandiscimi dall'Eden quando vuoi: ma prima lascia che io mangi il frutto dell'albero della conoscenza. Robert Green Ingersoll (1833-1899) Fonte: LM
L'uomo che ha inventato il telescopio ha scoperto di più del paradiso di quanto gli occhi chiusi in preghiera abbiano mai scoperto. Robert Green Ingersoll (1833-1899) Fonte: LM
Delle mani che aiutano sono molto meglio di labbra che pregano. Robert Green Ingersoll (1833-1899) Fonte: LM
La paura dipinge quadri di fantasmi e li appende nella galleria dell'ignoranza. Robert Green Ingersoll (1833-1899) Fonte: LM
La teologia non è ciò che noi sappiamo di Dio, ma ciò che non sappiamo della Natura. Robert Green Ingersoll (1833-1899) Fonte: LM
La nostra ignoranza è Dio, quello che conosciamo è scienza. Robert Green Ingersoll (1833-1899) Fonte: LM
Se un uomo, oggi, seguisse gli insegnamenti del Vecchio Testamento, sarebbe un criminale. Se seguisse rigorosamente quelli del Nuovo, sarebbe pazzo. Robert Green Ingersoll (1833-1899) Fonte: LM
La religione non potrà mai riformare il genere umano, perché la religione è schiavitù. Robert Green Ingersoll (1833-1899) Fonte: LM
La superstizione è, è sempre stata e sempre sarà l'avversaria del progresso, la nemica dell'istruzione e l'assassina della libertà. Robert Green Ingersoll (1833-1899) Fonte: LM
La libertà è la mia religione. Robert Green Ingersoll (1833-1899) Fonte: LM
Quelli che cercano la verità, ma non la verità del dogma e dell'oscurità, ma quella che viene dalla ragione, dalla ricerca, dalla verifica e dall'indagine, hanno bisogno di disciplina. Perciò la fede, per quanto benintenzionata possa essere, deve basarsi sui fatti e non sulla fantasia: la fede nella fantasia dà false speranze che devono solo essere condannate. Thomas Alva Edison (1847-1931) Fonte: LM
Ho esaminato tutte le superstizioni note del mondo, e non ho trovato nella nostra particolare superstizione del cristianesimo nessuna caratteristica di pregio. Sono tutte similmente basate su favole e mitologia. Milioni di uomini, donne e bambini innocenti, sin dall'introduzione del cristianesimo, sono stati bruciati, torturati, multati e imprigionati. Qual è stato l'effetto di questa coercizione? Rendere stupida la metà del mondo, e l'altra metà ipocrita. E sostenere la bricconeria e l'errore su tutta la terra. Thomas Jefferson (1743-1826) Fonte: LM
Gli argomenti portati a favore dell'esistenza di Dio sono moltissimi, ma pensavo e penso ancora che sono tutti non validi, dal primo all'ultimo, e che nessuno avrebbe mai accettato argomenti simili se non ispirato dal desiderio di credere alle conclusioni. Bertrand Russell (1872-1970)
La fiducia nella bontà di Dio è inversamente proporzionale alla dimostrazione. Bertrand Russell (1872-1970)
Io sono fermamente convinto che le religioni, come sono dannose, così sono false. Il danno arrecato da una religione è di due specie: uno dipende dalla natura generica della fede, l'altro dalla natura particolare dei dogmi accettati. Bertrand Russell (1872-1970)
Il mondo non ha bisogno di dogmi, ma di libera ricerca. Bertrand Russell (1872-1970)
Quando chiesero a Bertrand Russell che cosa avrebbe detto se, dopo la morte, si fosse trovato di fronte a Dio e Dio gli avesse domandato perché non aveva creduto in lui, la risposta fu: «Prove insufficienti, Dio, prove insufficienti». Bertrand Russell (1872-1970)
L'uomo sarebbe soltanto un errore di Dio? Ma non sarà forse Dio che è soltanto un errore dell'uomo? Friedrich Nietzsche (1844-1900)
Se si crede nella verità non si può volere nessun altro Dio. La fede nella verità ha inizio con il dubbio su tutte le verità fino ad allora credute. Friedrich Nietzsche (1844-1900)
Non esiste religione, fino ad oggi, che abbia avuto in sé, direttamente o indirettamente, come dogma o come allegoria, una verità. Questo perché ciascuna ha avuto origine dalla paura e dal bisogno e si è insinuata nell'esistenza ponendo le sue basi su errori di ragione. Friedrich Nietzsche (1844-1900)
L'ateismo non alberga in me né come conseguenza, né tanto meno come novità: esso esiste in me come istinto. Sono troppo curioso, troppo incredulo, troppo insolente perché possa essere soddisfatto di una risposta così approssimativa. Dio è una risposta grossolana, una scortesia contro noi pensatori: anzi, addirittura, non è altro che un grossolano divieto contro di noi, un divieto di pensare. Friedrich Nietzsche (1844-1900)
Fede: chiudere gli occhi una volta per tutte dinnanzi a sé, per non soffrire alla vista di un'inguaribile falsità. Friedrich Nietzsche (1844-1900)
Di certo, finora, la fede non è ancora riuscita a spostare alcuna vera montagna. E' in grado però di porre montagne dove non ve n'è alcuna. Friedrich Nietzsche (1844-1900)
Vi scongiuro, fratelli miei, rimanete fedeli alla terra e non credete a coloro che vi parlano di speranze sovraterrene: essi sono dispregiatori della vita. Friedrich Nietzsche (1844-1900)
Se ci fosse veramente qualche divinità o qualche essere infinitamente perfetto, che volesse essere amato e adorato dagli uomini, farebbe parte della sua stessa ragion d'essere, oltre che della giustizia e del dovere di tale presunto essere infinitamente perfetto, di manifestarsi, o almeno di farsi conoscere in qualche modo da quelli da cui vorrebbe essere amato, adorato e servito. Jean Meslier (1664-1729)
Dio creò l'uomo a sua immagine: vuol dire probabilmente che l'uomo creò Dio secondo la sua immagine. Georg Christoph Lichtenberg (1742-1799)
Dobbiamo mettere in discussione la logica distorta di avere un Dio onnisciente ed onnipotente, che crea degli umani difettosi, e poi dà loro la colpa dei suoi stessi errori. Gene Roddenberry (1921-1991)
L'esistenza di una creazione senza Dio, senza scopo, mi sembra meno assurda che la presenza di un Dio perfetto, che crea un uomo imperfetto per fargli correre il rischio di una punizione infernale. Armand Salacrou (1899-1989)
Può Dio onnisciente, che conosce il futuro, essere onnipotente e cambiare il futuro? Karen Owens (scrittrice-giornalista contemporanea) Fonte: Richard Dawkins, L'illusione di Dio. Le ragioni per non credere, Mondadori, 2007
Se ci fosse un Dio onnipotente avrebbe fatto tutto bene e non male. Mark Twain (1835-1910)
Fede è credere ciò che sai che non è così. Mark Twain (1835-1910)
Non temo la morte. Prima di nascere ero morto da miliardi e miliardi di anni e la cosa non mi turbava affatto. Mark Twain (1835-1910)
La morte, il più atroce di tutti i mali, non esiste per noi. Quando noi viviamo la morte non c'è, e quando c'è lei non ci siamo noi. Non è nulla né per i vivi né per i morti. Per i vivi non c'è, i morti non sono più. Invece la gente ora fugge la morte come il peggior male, ora la invoca come requie ai mali che vive. Epicuro (341-271 a.C.)
La divinità o vuol togliere i mali e non può, oppure può e non vuole o anche non vuole né può o infine vuole e può. Se vuole e non può, è impotente; se può e non vuole, è invidiosa; se non vuole e non può, è invidiosa e impotente; se vuole e può, donde viene l'esistenza dei mali e perché non li toglie? Epicuro (341-271 a.C.)
Quando una verità è chiara, è impossibile che ne nascano partiti e fazioni. Voltaire (1694-1778)
Se crediamo a delle assurdità, commetteremo delle atrocità. Voltaire (1694-1778)
Le verità religiose non sono mai capite così bene come da quelli che hanno perso il potere di ragionare. Voltaire (1694-1778)
La paura ha creato gli dèi. Tito Lucrezio Caro (98-55 a.C.)
Gli uomini creano gli dèi a propria immagine, non solo riguardo alla loro forma, ma anche al loro modo di vivere. Aristotele (384-322 a.C.)
Dio è il dolore che nasce dalla paura della morte. Fëdor Michajlovic Dostoevskij (1821-1881)
Il pensiero della non esistenza di Dio non ha mai spaventato nessuno, ma è terrorizzante invece pensare che ne esista uno come quello che mi hanno descritto. Denis Diderot (1713-1784)
Dio è l'unico essere che, per regnare, non ha nemmeno bisogno di esistere. Charles Baudelaire (1821-1867)
Ciò che è affermato senza prova, può essere negato senza prova. Euclide (325-265 a.C.)
Affirmanti incumbit probatio. La prova spetta a chi afferma. Locuzione Latina
Se Dio non esiste, dimostrarne l'esistenza è una sciocchezza; ma se Dio esiste, dimostrarne l'esistenza è una bestemmia. Søren Kierkegaard (1813-1855)
Valutiamo i vantaggi e gli svantaggi nello scommettere che Dio esiste. Consideriamo le due possibilità. Se vinci, vinci tutto; se perdi, non perdi niente. Non esitate, allora, a scommettere che Lui esiste. Blaise Pascal (1623-1662)
I Pensieri di Pascal sono, a parer mio, il libro più adatto a rafforzare l'ateismo di un ateo. Félix Le Dantec (1869-1917)
Una cosa mi ha sempre profondamente stupito: che i credenti di tutti i tempi abbiano cercato e fornito prove dell'esistenza di Dio. E, naturalmente, tutte queste prove sono irrefutabili per coloro che le utilizzano. Disgraziatamente sono tali soltanto per loro: provano che essi credono in Dio, e niente più. Félix Le Dantec (1869-1917)
Nell'affermazione «Dio ha creato il mondo» non provo alcun appagamento. Già non ne provavo da bambino, semplicemente perché, più curioso di altri, mi ponevo subito la domanda: «Chi ha creato Dio?», domanda a cui non si dava risposta. Al mistero dell'esistenza del mondo si sostituiva un altro mistero equivalente, quello dell'esistenza di Dio; la difficoltà era solo spostata un gradino indietro. Félix Le Dantec (1869-1917)
Credo nella religione del dubbio. Ecco, questa è la mia religione. Piero Gobetti (1901-1926)
Chi possiede scienza e arte ha una religione. Chi non ha scienza e arte deve avere una religione. Johann Wolfgang von Goethe (1749-1832)
Considero la religione come un giocattolo per bambini, e ritengo che il solo peccato è l'ignoranza. Christopher Marlowe (1564-1593)
La natura, voi dite, è del tutto inesplicabile senza un Dio. In altri termini, per spiegare ciò che capite ben poco, avete bisogno di una causa che non capite affatto. Paul Henri Thiry d'Holbach (1723-1789)
Dio è il nome che dall'inizio dei tempi gli uomini dettero alla loro ignoranza. Max Simon Nordau (1849-1923)
La scienza non ha fatto progressi che dopo aver eliminato Dio. Pierre-Joseph Proudhon (1809-1865)
Gli uomini sono portati a credere soprattutto ciò che meno capiscono. Michel Eyquem de Montaigne (1533-1592)
La maturità di giudizio si riconosce dalla difficoltà di credere. Credere è cosa molto comune. Baltasar Gracián y Morales (1601-1658)
La parola credere è una cosa difficile per me. Io non credo. Devo avere una ragione per certe ipotesi. Anche se conosco una cosa non è detto che debba crederci. Carl Gustav Jung (1875-1961)
Psicoterapia e cura d'anime: le religioni sono sistemi di guarigioni per i mali della psiche, dal che deriva il naturale corollario che chi è spiritualmente sano non ha bisogno di religioni. Carl Gustav Jung (1875-1961)
Se Dio esiste dovrà chiedermi perdono. Graffito su un muro ad Auschwitz
Mi è stato più facile pensare un mondo senza Creatore, che un Creatore pieno di tutte le contraddizioni del mondo. Simone de Beauvoir (1908-1986)
Personalmente non ho nulla contro chi crede in un Dio, non importa quale. Sono contrario a chi pretende che il suo Dio sia l'autorità che gli permette di imporre delle restrizioni allo sviluppo e alla gioia dell'umanità. Alexander Sutherland Neill (1883-1973)
Dio è un'incomprensibilità totalmente nascosta postulata per spiegare un'incomprensibilità totalmente visibile. Stanislaw Lem (1921-2006) Fonte: Stanislaw Lem, Golem XIV, 1981
Se davvero esistessero esseri extraterrestri intelligenti, molte religioni ne risulterebbero sconvolte: verrebbe infatti meno uno dei loro cardini fondamentali, e cioè il rapporto privilegiato tra Dio e gli uomini. La religione cristiana ne risentirebbe in particolar modo, proprio perché predica che Gesù Cristo è Dio fatto uomo allo scopo di offrire la salvazione agli uomini della terra. Immaginare tutta una serie di cristi alieni che visitano ogni pianeta abitato assumendo l'aspetto fisico degli esseri che li abitano, suona assurdo e grottesco. Paul Davies (fisico contemporaneo) Fonte: Paul Davies, Dio e la nuova fisica, Mondatori, 1984
Credo che ci siano due tipi di persone al mondo: quelle che hanno credenze mistiche, e quelle che non ce l'hanno. Questi ultimi credono che la vita sia tutto ciò che abbiamo, e che dobbiamo godercela e aiutare gli altri a godersela. Gli altri pensano che la vita futura sia più importante di quella presente, e temo che faranno saltare in aria il mondo. Harold Walter Kroto (premio Nobel per la chimica nel 1996)
La religione rappresenta un insulto alla dignità umana. Con o senza di essa, ci sarebbero sempre buoni che farebbero il bene e cattivi che farebbero il male. Ma perché i buoni facciano del male, occorre la religione. Steven Weinberg (premio Nobel per la fisica nel 1979)
Io credo che abbiamo dei corpi fisici. Soltanto fisici. Se abbiamo un'anima essa coincide con l'altruismo incastonato nel nostro DNA. Arno Penzias (premio Nobel per la fisica nel 1978) Fonte: Riccardo Chiaberge, La variabile Dio. In cosa credono gli scienziati? Un confronto tra George Coyne e Arno Penzias, Longanesi, 2008
Se per "Dio" si intende la serie di leggi fisiche che governano l'universo, senza dubbio Dio esiste. Ma è un Dio che non appaga dal punto di vista emotivo. Non ha molto senso pregare la legge di gravitazione universale. Carl Sagan (1934-1996)
Affermazioni straordinarie richiedono prove straordinarie. Carl Sagan (1934-1996)
Io non so se Dio esiste, ma se non esiste ci fa una figura migliore. Stefano Benni (giornalista, scrittore, poeta contemporaneo)
Dio ha una sola scusa: quella di non esistere. Marie-Henri Beyle (Stendhal) (1783-1842)
In questa profonda ignoranza e oscurità, tutto ciò di cui l'umanità dispone è l'essere scettici, o quantomeno cauti; e non ammettere alcuna ipotesi, qualunque essa sia; e meno di tutte quelle che hanno il sostegno di un'apparenza di probabilità. David Hume (1711-1776)
Il punto di vista secondo cui il credente sarebbe più felice dell'ateo è assurdo, tanto quanto la diffusa convinzione che l'ubriaco è più felice del sobrio. George Bernard Shaw (1856-1950)
La nostra fede non è una fede. Non intendiamo basarci esclusivamente sulla scienza e sulla ragione, perché questi sono elementi necessari piuttosto che sufficienti, ma diffidiamo di qualsiasi cosa contraddica la scienza o offenda la ragione. Possiamo non essere d'accordo su molte cose, ma rispettiamo la libera ricerca, la spregiudicatezza e il perseguimento delle idee per il loro intrinseco valore [...]. Crediamo senza titubanza che una vita etica possa essere vissuta senza religione. E diamo per ovviamente vero il corollario: che la religione ha fatto sì che innumerevoli individui non solo non si siano comportati meglio degli altri, ma ha concesso loro il permesso di comportarsi in modi che farebbero sollevare il sopracciglio di una tenutaria di postriboli o di un appassionato di pulizia etnica. Christopher Hitchens (giornalista e scrittore contemporaneo) Fonte: Christopher Hitchens, Dio non è grande. Come la religione avvelena ogni cosa, Einaudi, 2007
Ipotizzare l'esistenza di un essere intangibile [...] non facilita la comprensione dell'ordine che troviamo nel mondo tangibile. Albert Einstein (1879-1955)
Non è tanto l'asprezza del cuore, non sono le malvagie intenzioni a guidare all'ateismo gli uomini pensanti, quanto piuttosto una scrupolosa onestà e rigore intellettuale. Steve Allen (1921-2000)
Dappertutto ho constatato quanto gli uomini favoleggiano per evitare di guardare in faccia la realtà. La creazione di oltremondi non sarebbe molto grave se non venisse pagata a caro prezzo: l'oblio della realtà, e dunque la colpevole negligenza del solo mondo esistente. Michel Onfray (filosofo e scrittore contemporaneo) Fonte: Michel Onfray, Trattato di ateologia. Fisica della metafisca, Fazi, 2007
Se la matematica e la scienza prendessero il posto della religione e della superstizione nelle scuole e nei media, il mondo diventerebbe un luogo più sensato e la vita più degna di essere vissuta. Che ciascuno porti dunque il suo contributo, grande o piccino, affinché questo succeda, per la maggior gloria dello Spirito Umano. Piergiorgio Odifreddi (logico-matematico contemporaneo)
Se Dio avesse creato la materia avendo in mente la vita umana, ne avrebbe usata molto poca per il proprio scopo. Se Dio avesse creato l'ordine, non ne avrebbe generato così tanto. L'universo osservato e le leggi e i parametri della fisica hanno esattamente le caratteristiche che ci si aspetterebbe se non ci fosse alcun Dio. Da ciò possiamo concludere, al di là di ogni ragionevole dubbio, che Dio non esiste. Victor J. Stenger (ingegnere, fisico e filosofo contemporaneo) Fonte: Victor J. Stenger, Perché la scienza non crede in Dio. La sfida perduta della fede alla ragione, Orme Editori, 2008
Coloro che in buona o in male fede cercano di imporre l'idea che, affinché gli esseri umani abbiano un'etica, è necessario che credano in un Dio, presentano una concezione fallace e inestricabilmente impregnata di errori e illusioni. In millenni di riflessione umana, una gran quantità di pensatori hanno prodotto obiezioni e argomentazioni volte a smascherare tali errori e illusioni, ma esse non sembrano servite a molto. Esse semplicemente sono state accantonate in buona o mala fede. Eugenio Lecaldano (filosofo contemporaneo) Fonte: Eugenio Lecaldano, Un'etica senza Dio, Laterza, 2008
Il dovere morale di ogni essere umano è quello di far trionfare la verità autentica, non la cosiddetta verità dogmatica - consistente in una caterva di assurde menzogne spacciate per verità sacrosante - che, con l'interessata complicità del potere costituito, è usata dai gestori della religione per condizionare subdolamente inermi fanciulli - accattivandosi le loro ingenue menti immature allo scopo di garantirsi la continua sussistenza nel futuro - ed adulti sprovveduti, perseverando impunemente nel reato di abuso della credulità popolare! Fernando Liggio (psichiatra emerito A.S.L. Roma, ricercatore contemporaneo)
L'ateismo è un dovere morale. Ludwig Andreas Feuerbach (1804-1872)
La libertà è la mia religione. Robert Green Ingersoll
Religione e ragione per Thomas Jefferson

Thomas Jefferson (1743-1826)
La religione.
Adesso sei abbastanza maturo per prendere in esame questo argomento.
Prima di tutto liberati di tutti i preconcetti per far spazio
all'unicità e all'originalità d'opinione, concediti il lusso del
preconcetto solo per ogni altro argomento che non sia la religione.
La religione è una cosa troppo importante, e le conseguenze
dell'errore potrebbero essere troppo serie. D'altronde devi
sbarazzarti anche di tutte le paure e dei bassi pregiudizi sotto i
quali le menti deboli si piegano servilmente. Fai in modo che la
ragione abbia piena lucidità, e presenti davanti al suo tribunale
ogni fatto, ogni opinione. Domanda spavaldo, anche per quanto
riguarda l'esistenza di Dio: perché se Dio esiste davvero, egli
apprezzerà più l'omaggio della ragione che la paura cieca.
Ovviamente prenderai in considerazione prima la religione del tuo
paese. Leggi la Bibbia allora, così come leggeresti Tito Livio o
Publio Cornelio Tacito. Il fruscio dei fatti si ritrova all'interno
del corso ordinario della natura, presterai fede all'autorità dello
scrittore quindi, proprio come fai con gli scrittori come Livio e
Tacito. La testimonianza dello scrittore va a suo favore, e se parla
di fatti che non sono contro le leggi della natura è un vantaggio.
Ma quei fatti raccontati nella Bibbia che contraddicono le leggi
naturali devono essere esaminati più accuratamente e sotto vari
punti di vista, devi ricorrere alla presunta ispirazione divina
dello scrittore.
Esamina su quali prove si fonda la sua pretesa, e valuta se le prove
del caso a cui fa riferimento sono tanto forti che la falsità di
queste sarebbe più improbabile di un cambiamento delle leggi
naturali. Per esempio nel Libro di Giosuè noi leggiamo che il Sole
si è fermato per svariate ore: ora se avessimo letto una cosa del
genere in Livio o Tacito, l'avremmo classificata insieme alle docce
di sangue, le statue parlanti, le bestie, eccetera. Ma pare che lo
scrittore che ha scritto questa cosa sia stato ispirato da Dio,
quindi esamina, candidamente, quali sono le prove a sostegno
dell'ipotesi che egli sia stato effettivamente "ispirato". Sei tu
che devi valutare questa pretesa, perché milioni di persone ci
credono già. Comunque tu ne sai abbastanza di astronomia da capire
quanto sia contrario alle leggi naturali che un corpo astrale come
la Terra, che compie un moto di rotazione sul proprio asse, possa
essersi fermato senza che questo improvviso fermarsi non abbia
provocato un generale abbattimento di animali, alberi, edifici, e
dopo un certo periodo di tempo, lo stesso corpo, abbia ripreso il
suo moto senza provocare una seconda catastrofe generale. Questa
interruzione del moto terrestre, o la prova che afferma ciò, rientra
più all'interno della legge di probabilità?
Ti capiterà poi di leggere il Nuovo Testamento, un libro che parla
della storia di un personaggio chiamato Gesù. Tieni bene a mente i
pareri opposti: c'è chi crede che egli sia stato generato da Dio e
partorito da una vergine, che sia stato capace di sospendere e
rovesciare le leggi naturali a comando, e sia infine asceso
fisicamente al cielo; ma c'è anche chi crede che egli fosse un
figlio illegittimo dal cuore generoso e una mente appassionata, che
abbia fatto quello che ha fatto senza alcuna pretesa di divinità,
finendo poi per crederci lui stesso e sia stato quindi condannato a
morte per sedizione, secondo il diritto romano.
Tutte queste cose di argomento religioso di cui ti sto parlando sono
trattate nei libri da me menzionati, libri che ti aiuteranno nelle
tue indagini, a patto di mantenere la ragione vigile e senza aver
paura delle conseguenze. Se finirai col credere che non esiste alcun
dio, ti sentirai incoraggiato dalla virtù o dal piacere che ti dà
questa tua ricerca, e dall'amore del prossimo che essa ti procurerà.
Se troverai invece un motivo per credere nell'esistenza di un dio,
se sarai consapevole che stai agendo proprio sotto i suoi occhi, e
che lui ti approva, ti sentirai ancora più incoraggiato: se esiste
una vita dopo la morte, la speranza in una felicità futura aumenterà
la brama di guadagnarsela, e se Gesù era anche Dio, allora sarai
confortato dal suo amore e aiuto.
In conclusione, te lo ripeto, devi abbandonare tutti i pregiudizi da
un lato e dall'altro, e non devi né credere né rifiutare niente,
solo perché qualcun altro l'ha creduto o rifiutato. La tua ragione è
l'unica guida che ti ha donato il cielo, e tu sei responsabile non
per la sua correttezza, ma solo per l'onestà di quello che tu
decidi. Parlando del Nuovo Testamento ho dimenticato di dire che
dovresti leggere tutte le storie di Cristo, incluse quelle che
alcuni uomini di chiesa ritengono apocrife. Perché anche chi ha
scritto queste storie, proprio come gli altri scrittori, afferma di
essere stato ispirato da Dio, e quindi devi giudicare se questo è
vero solo secondo il tuo pensiero, e non secondo quello che può
pensare un consiglio ecclesiastico. Thomas Jefferson
(1743-1826) Fonte: Thomas Jefferson, Letter to his nephew Peter
Carr, Parigi, 10 agosto 1787
La religione. [...] Fai in modo che la ragione abbia piena lucidità, e presenti davanti al suo tribunale ogni fatto, ogni opinione. Domanda spavaldo, anche per quanto riguarda l'esistenza di Dio: perché se Dio esiste davvero, egli apprezzerà più l'omaggio della ragione che la paura cieca. Thomas Jefferson
Religione e scienza per Albert Einstein

Albert Einstein (1879-1955)
Religiosità cosmica
La più bella sensazione è il lato misterioso della vita. E'
il sentimento profondo che si trova sempre nella culla dell'arte e
della scienza pura. Chi non è più in grado di provare né stupore né
sorpresa è per così dire morto; i suoi occhi sono spenti.
L'impressione del misterioso, sia pure misto a timore, ha suscitato,
tra l'altro, la religione. Sapere che esiste qualcosa di
impenetrabile, conoscere le manifestazioni dell'intelletto più
profondo e della bellezza più luminosa, che sono accessibili alla
nostra ragione solo nelle forme più primitive, questa conoscenza e
questo sentimento, ecco la vera devozione: in questo senso, e
soltanto in questo senso, io sono fra gli uomini più profondamente
religiosi. Non posso immaginarmi un Dio che ricompensa e che punisce
l'oggetto della sua creazione, un Dio che soprattutto esercita la
sua volontà nello stesso modo con cui l'esercitiamo su noi stessi.
Non voglio e non possono figurarmi un individuo che sopravviva alla
sua morte corporale: quante anime deboli, per paura e per egoismo
ridicolo, si nutrono di simili idee! Mi basta sentire il mistero
dell'eternità della vita, avere la coscienza e l'intuizione di ciò
che è, lottare attivamente per afferrare una particella, anche
piccolissima, dell'intelligenza che si manifesta nella natura.
Difficilmente troverete uno spirito profondo nell'indagine
scientifica senza una sua caratteristica religiosità. Ma questa
religiosità si distingue da quella dell'uomo semplice: per quest'ultimo
Dio è un essere da cui spera protezione e di cui teme il castigo, un
essere col quale corrono, in una certa misura, relazioni personali
per quanto rispettose esse siano: è un sentimento elevato della
stessa natura dei rapporti fra figlio e padre. [...]
La religiosità cosmica non conosce dogmi
I geni religiosi di tutti i tempi risentono di questa religiosità cosmica che non conosce né dogmi né dèi concepiti secondo l'immagine dell'uomo. Non vi è perciò alcuna Chiesa che basi il suo insegnamento fondamentale sulla religione cosmica. Accade di conseguenza che è precisamente fra gli eretici di tutti i tempi che troviamo uomini penetrati di questa religiosità superiore e che furono considerati dai loro contemporanei più spesso come atei, ma sovente anche come santi. [...]
Antagonismo tra religione del terrore e scienza
Giungiamo così a una concezione dei rapporti fra scienza e religione assai differente dalla concezione abituale. Secondo considerazioni storiche, si è propensi a ritenere scienza e religione antagonisti inconciliabili, e questo si comprende facilmente. L'uomo che crede nelle leggi causali, arbitro di tutti gli avvenimenti, se prende sul serio l'ipotesi della causalità, non può concepire l'idea di un Essere che interviene nelle vicende umane, e perciò la religione-terrore, come la religione sociale o morale, non ha presso di lui alcun credito; un Dio che ricompensa e che punisce è per lui inconcepibile perché l'uomo agisce secondo leggi esteriori ineluttabili e per conseguenza non potrebbe essere responsabile verso Dio, allo stesso modo che un oggetto inanimato non è responsabile dei suoi movimenti. A torto si è rimproverato alla scienza d'insidiare la morale. La condotta etica dell'uomo deve basarsi effettivamente sulla compassione, la educazione e i legami sociali, senza ricorrere ad alcun principio religioso. Gli uomini sarebbero da compiangere se dovessero essere frenati dal timore di un castigo o dalla speranza di una ricompensa dopo la morte. Si capisce quindi perché la Chiesa abbia in ogni tempo combattuto la scienza e perseguitato i suoi adepti.
Mirabile accordo tra religione cosmica e scienza
D'altra parte io sostengo che la religione cosmica è l'impulso più potente e più nobile alla ricerca scientifica. Solo colui che può valutare gli sforzi e soprattutto i sacrifici immani per arrivare a quelle scoperte scientifiche che schiudono nuove vie, è in grado di rendersi conto della forza del sentimento che solo può suscitare un'opera tale, libera da ogni vincolo con la via pratica immediata. Quale gioia profonda a cospetto dell'edificio del mondo e quale ardente desiderio di conoscere - sia pure limitato a qualche debole raggio dello splendore rivelato dall'ordine mirabile dell'universo - dovevano possedere Kepler e Newton per aver potuto, in un solitario lavoro di lunghi anni svelare il meccanismo celeste! Colui che non conosce la ricerca scientifica che attraverso i suoi effetti pratici, non può assolutamente formarsi un'opinione adeguata sullo stato d'animo di questi uomini i quali, circondati da contemporanei scettici, aprirono la via a quanti compresi delle loro idee, si sparsero poi di secolo in secolo attraverso tutti i paesi del mondo. Soltanto colui che ha consacrato la propria vita a propositi analoghi può formarsi una immagine viva di ciò che ha animato questi uomini e di ciò che ha dato loro la forza di restare fedeli al loro obiettivo nonostante gli insuccessi innumerevoli. E' la religiosità cosmica che prodiga simili forze. Non è senza ragione che un autore contemporaneo ha detto che nella nostra epoca, votata in generale al materialismo, gli scienziati sono i soli uomini profondamente religiosi. Albert Einstein (1879-1955) Fonte: Albert Einstein, Come io vedo il mondo. La teoria della relatività, Grandi Tascabili Economici Newton
Ipotizzare l'esistenza di un essere intangibile [...] non facilita la comprensione dell'ordine che troviamo nel mondo tangibile. Albert Einstein
Legenda fonti, referenze e libri consigliati
Fonte: AS = Arthur Schopenhauer, O si pensa o si crede. Scritti sulla religione, Edizioni BUR, 2001
Fonte: LM = Tim C. Leedom, Maria Murdy, Il libro che la tua chiesa non ti farebbe mai leggere, Newton Compton, 2008
David Hume, Dialoghi sulla religione naturale, 1779
Immanuel Kant, Critica della ragion pura, 1781
Bertrand Russell, Perché non sono cristiano, 1957
Bertrand Russell, Dio e la religione, Newton Compton, 2009
Piergiorgio Odifreddi, Il Vangelo secondo la scienza. Le religioni alla prova nel nove, Einaudi, 1999
Roberto Giovanni Timossi, Dio e la scienza moderna. Il dilemma della prima mossa, Mondadori, 1999
Roberto Giovanni Timossi, Prove logiche dell'esistenza di Dio da Anselmo d'Aosta a Kurt Gödel. Storia critica degli argomenti ontologici, Marietti, 2005
Roberto Giovanni Timossi, L'illusione dell'ateismo. Perché la scienza non nega Dio, San Paolo Edizioni, 2009
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Richard H. Popkin, Storia dello scetticismo, Mondadori, 2008
Giulio Giorello, Di nessuna chiesa. La libertà del laico, Cortina Raffaello, 2005
Sam Harris, La fine della fede. Religione, terrore e il futuro della ragione, Nuovi Mondi, 2006
Telmo Pievani, Creazione senza Dio, Einaudi, 2006
Kurt Gödel, La prova matematica dell'esistenza di Dio, Bollati Boringhieri Editore, Collana Incipit, 2006
John Allen Paulos, La prova matematica dell'inesistenza di Dio, Rizzoli, 2008
Corrado Augias, Mauro Pesce, Inchiesta su Gesù. Chi era l'uomo che ha cambiato il mondo, Mondadori, 2006
Corrado Augias, Remo Cacitti, Inchiesta sul cristianesimo. Come si costruisce una religione, Mondadori, 2008
Corrado Augias, Vito Mancuso, Disputa su Dio e dintorni, Mondadori, 2009
Francis S. Collins, Il linguaggio di Dio. Alla ricerca dell'armonia fra scienza e fede, Sperling & Kupfer, 2007
Paolo Flores D'Arcais, Michel Onfray, Gianni Vattimo, Atei o credenti? Filosofia, politica, etica, scienza, Fazi, 2007
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Richard Dawkins, L'illusione di Dio. Le ragioni per non credere, Mondadori, 2007
Daniel C. Dennett, Rompere l'incantesimo. La religione come fenomeno naturale, Cortina Raffaello, 2007
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Edoardo Boncinelli, Giulio Giorello, Lo scimmione intelligente. Dio, natura e libertà, Rizzoli, 2009
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Antonio Ambrosetti, La matematica e l'esistenza di Dio, Lindau, 2009
Diego Giordano
LE
PROVE ONTOLOGICHE SULL'ESISTENZA DI DIO
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MATEMATICI E CITAZIONI MATEMATICHE
O si pensa o si crede. Arthur Schopenhauer

